-È la leggenda del filo rosso! Non la conosci?-Lo guardai con gli occhi sgranati mentre ce ne stavamo accucciati insieme sul solito divanetto della Sala Comune, io intenta a disegnare e lui a giocare con una delle mie matite. Una piccola parte di me gongolava all'idea di aver scoperto, una volta tanto, di sapere qualcosa che Maxwell Howard non poteva vantare nel suo infinito, ma forse non poi così tanto, bagaglio di conoscenze. Mi fissava con gli occhioni celesti da dodicenne, un po' sorpreso e forse anche un pochino offeso, cosa che mi fece ridacchiare leggermente.
-È una leggenda cinese o giapponese... a me comunque l'ha raccontata Noah.-Gli spiegai poco dopo, a mo di scuse, sperando di rassicurarlo. In fondo anche io ero venuta a conoscenza di quella storiella da poco e già allora non riuscivo a resistere all'idea di vedergli quell'espressione delusa sul viso.
-In sostanza lì credono che fin da quando nasciamo c'è un filo rosso invisibile che parte dal mignolo della mano sinistra...- iniziai a raccontare mentre picchiettavo con l'indice della destra contro la falange del ditino prima di farlo vagare per un po' nell'aria e far terminare quel piccolo volo acrobatico sul quinto dito della mancina di Max
-...ed legato al mignolo sinistro della propria anima gemella. E questo filo è indistruttibile!!!- Aggiunsi con un trasporto ancora maggiore
-Vuol dire che prima o poi queste persone si incontreranno e si sposeranno.-***
Lo sperava, ma in quel momento quasi non gli importava, non voleva sprecare troppo tempo, non aveva voglia di altri contrattempi, imprevisti, incomprensione, voleva soltanto passare il resto della giornata a passarle le dita tra i capelli, come in quel momento.
-Trovato- mormorò, assorto, mentre guardava come i suoi capelli scivolassero tra le dita lunghe della sua mano, come fili di seta rossa
-Il mio filo rosso- sorrise, pacato e rilassato come mai si era mostrato davanti a lei, con i capelli disordinati mentre la stringeva a se in un altro abbraccio, affondando il viso nel suo collo, senza trattenere quella gioia un po' da bambino che lo aveva riempito di entusiasmo fanciullesco. [
Some thing are meant to be - L.L.]