Il passaggio dalla vista ovattata dalle lenti scure al trionfo di colori che gli esplose davanti alle pupille una volta rimosso l’impedimento, fu talmente impattante da fargli girare la testa.
Quando puntò le iridi verde scuro in quelle di Noah, avvertì una fastidiosa sensazione, quella che aveva temuto, alla bocca dello stomaco. Sostenne lo sguardo comunque, senza dare segni di ciò che stava davvero provando.
Gli sembrava di non vedere quell’azzurro da un tempo infinito, eppure era rimasto tatuato nelle sue retine e nella sua memoria a lungo termine come monito di un problema che non avrebbe mai voluto affrontare.
Forse, la vera ragione per cui aveva rifuggito quel momento, era ricercabile nell’inconsapevolezza su come sarebbe stato il contatto con la sua creatura. Il terrore che il senso di appartenenza ad un contesto più ampio potesse depistarlo dai suoi veri propositi, dai suoi piani futuri e da tutto ciò per cui aveva lavorato da quando la sua famiglia aveva stretto le proprie alleanze, da quando aveva conosciuto Agnes MacNair e, prima ancora, da quando aveva accettato di lavorare come mercenario, per l’incomprensibile, era il rischio conseguente all’unica parte della sua natura mannara che non aveva sotto il suo stretto potere e controllo.
[Andrew Greystone- Are you pulling her from a burning building or throwing her to the sharks?]