L’unica cosa che James soffocò quando si avventò frettolosamente sulle proprie labbra fu quindi l’inizio di una lieve risata mutilata, di cui rimase solamente un sorriso premuto sulla sua bocca. Emma si abbandonò a quel momento e serrò le palpebre, riprendendo da dove si erano interrotti, senza nemmeno rendersi conto del fatto che i suoi amici fossero usciti dal locale. Lì, col suo corpo minuto premuto sul velluto che ricopriva il Serpeverde, le braccia avvolte attorno al suo collo, i capelli di lui avviluppati tra le sue dita, il profumo della sua pelle che pervadeva le sue narici, Emma stava bene. Non lo avrebbe ancora ammesso a se stessa, ma sarebbe stato stupido non rendersi conto di come in quei momenti i vari problemi che costellavano la sua giovane vita disastrata non avevano alcun dominio tra i suoi pensieri. Era proprio in quei momenti che la Castillo si sentiva niente più e niente meno che l’adolescente che era, leggera, libera dalle pesantezze di cui si caricava quando cercava di mantenere il controllo su ogni aspetto della propria vita.
Emma R. Castillo-
Heaven and Hell