|
Ciao ritornando in tema. A chi va bene anche una brutta? Visto che il piacere può dipendere non solo da un copro perfetto o figo. sienne |
|
Si beh. In effetti è "colpa" di entrambi. Però per il tradito maschio baciare i residui di sborra secca di un altro uomo è altamente umiliante. Per questo se uno è sveglio non si deve ne sposare ne fidanzare. Specialmente in questa epoca di femminismo dove le donne sono intitolate a fare qualsiasi cosa senza avere nessuna riprovazione sociale. Ciao questo schifo lo capisco molto bene. Ma credimi è ben reciproco. Alla sola idea ... di toccare un cazzo con residui di saliva e umori di un'altra ... mi ha fatto chiudere bottega. Reazione sicuramente esagerata. Ma lo schifo e l'umiliazione è veramente grande. Per chiunque capititi. Pensaci. Rimane però, che per alcuni va bene il solo sesso. Altri cercano invece anche l'affetto. Atto estremamente naturale. A chi non piace volere ed essere voluti bene? Su, non raccontiamocela. Ed è lì che purtroppo si rischia. C'è chi tenta ugualmente e che invece non se la sente. sienne |
|
Ciao perché le teste formate fuggono dall'Italia? In questo ragionamento il nero senza formazione non c'entra nulla ... è così da molto tempo. Da prima di queste ondate. sienne Nessuno se la prende col nero. Ce la si prende con le politiche che permettono questo fenomeno sociale. Non ha colpa il nero che vuole solamente uscire da una condizione di miseria, allo stesso modo di come fa l'italiano formato che va altrove per spendere le sue competenze e fare più soldi. Dico solamente che è uno scambio sconveniente, da un lato perdi i migliori cervelli italiani, dall'altro accogli i peggiori cervelli africani. Messa così mi sembra una condizione svantaggiosa. Ciao mi sono espressa male. Certo che è svantaggiosa. La domanda di base è, perché esiste questa migrazione di cervelli? Conosco studenti della ETH-Zürich. Teste brillanti da tutto il mondo. Il problema che proclama lo studente italiano è un sistema marcio. Perciò non è una questione di mancanza di risorse per aiutare. Ma è una questione di cultura e mentalità ... conta la vittima C. Non importa se non vali un cappero. sienne |
|
Ciao è da secoli che un matrimonio in realtà è sopportato da tre ... chi lo sa chi è il terzo? Se non persino il quarto? sienne Ciao. Sarebbe lecito se le case chiuse fossero riaperte. Proprio per la disparità che c'è tra uomo e donna, la donna ha più facilità a trovare scopate da sposata. Un marito sposato brutto invece senza l'ausilio delle prostitute temo non sia in grado di tradire, per mancanza di opportunità. Anni fa i nostri nonni si sposavano dopo aver frequentato i bordelli, avevano la possibilità di andare a puttane senza troppe ripercussioni sul piano sociale. Siccome il matrimonio è una maschera ipocrita che cela ogni nefandezza, c'è bisogno della liberalizzazione della prostituzione per permettere che si possa scopare donne prostitute pure da sposati. Altrimenti capita che un maschio si sposi e poi si trovi a dover baciare sborra secca di svariati uomini senza avere lui la possibilità di scoparsi delle altre donne. Un contratto svantaggioso al 100% per l'uomo. Per un uomo non solo il matrimonio, ma anche il fidanzamento è estremamente svantaggioso. Si ritrova tradito, specialmente di questi tempi in cui il femminismo ha reso le donne libere di esprimere la loro troiaggine senza avere nessuna remora, ne ripercussioni. Le donne vengono sempre giustificate quando tradiscono. O è colpa del maschio che no le soddisfa sul piano sessuale, o è colpa di un altro maschio che le illude e fa credere loro di volere una relazione, oppure è colpa del marito che le trascura, o chissà cos'altro. Mai una che si assuma la sua responsabilità, MAI. Ergo, mai sposarsi e mai fidanzarsi. Salustio. Ciao sto in Svizzera e qui la prostituzione è legale. Nel senso viene riconosciuta come lavoro e ci sono le case. Certo, ogni cantone ha la sua legislatura, ma credo fortemente che questa sia la strada giusta ... e c'è ancora molto da fare. Per il resto. Un conto è il rapporto tra uomo e donna - sia da fidanzati che da sposati. Un'altro è la LIBERA SCELTA di tradire. Che nessuno mi venga a raccontare storie che un tradimento lo si è fatto per colpa di qualcun altro o perché è capitato. Una martellata. Come minimo. Sia per la donna, che per l'uomo. sienne |
|
Ciao perché le teste formate fuggono dall'Italia? In questo ragionamento il nero senza formazione non c'entra nulla ... è così da molto tempo. Da prima di queste ondate. sienne |
|
Il fatto che è sposata per me è un plus! Cazzo me ne frega di sposarmi, finché vuole minchia gliela do e l'altro, molto più figo di me, la mantiene! Sono brutto, mica scemo... Se c'è sa scopare sono pronto e poi a bere birra con gli amici e a fanculo i problemi di coppia! Ciao sta qui spesso il problema. La donna cerca la relazione, l'uomo l'avventura. Ne conosco di donne che sono state raggirate, solo per una scopata ... lo stai affermando tu stesso. sienne |
|
Ciao Concordo con Galaxy ... Le donne single danno spesso priorità ad altro e scelgono, a volte liberamente a volte per via delle circostanze, di rimanere single. Fatto sta, che è una scelta per molte sofferta, e non presa così alla leggera. Rinunciare ad una vita sentimentale ... è un peso. Giusto? Non lo so. Ognuno ha i suoi demoni, condizionamenti o anche ambizioni. sienne |
|
Una riflessione personale. Ieri, dopo mesi di seghe, ho portato a casa un'amica 4.5/5 grassa, e bevendo e parlando abbiamo fatto sesso. All'inizio ero titubante perché come tutti preferisco e vorrei una figa >6, ma è stato bellissimo. Mi spiego, lei è sposata e non ha esperienza con tanti uomini e timidissima e gentile. Inoltre ha poca autostima, così si è data tutta a me è stata passionale pur rimanendo timida e mi ha addirittura dato del bello...a me che sono un cesso con l'aga e il nasone!! Mi son sentito per una sera un dio, so che è un'illusione ma è stato bello. Ecco, fosse stata una 7 non so se sarebbe stato così bello. Ciao La tua esperienza nell'insieme la trovo importante e decisiva. Bella testimonianza! Unica pecca, che lei è sposata. Non concepisco il tradimento. Prima si mettono le carte in regola, poi puoi fare della tua vita quello che vuoi. Ma non si gioca con quella altrui. sienne |
|
Ciao io risulto ... IL TUO TIPO DI PERSONALITÀ È: ARCHITETTO (INTJ-A) sienne |
|
Ciao mah ... non riesco a capire come concepite allora la coppia. Anzi, non concepisco la dicotomia uomo-donna in primo luogo. Per me, non esiste coppia, se alla base non c'è un forte sentimento e concezione di amicizia. Il sesso poi è solo la ciliegia. Un amico ti è complice. Come un tuo uomo ... sienne |
|
Ciao il fatto è, che ho due amicizie così che durano da oltre 20 anni ... E mi chiedo, quanto influisce la nostra concezione se una esperienza così sia possibile o meno ... Credo sempre meno, per via di generazioni come si vedono oggi. Decodificano i generi seguendo dei script ... sienne |
|
Ciao Ho sempre creduto che un'amicizia tra uomo e donna fosse ben possibile senza l'aspetto sessuale. Solo amicizia. Soprattutto in ambito di amicizie parziali, dove si cura solo un'aspetto della nostra vita. Che sia una passione o meno. Mi sto ricredendo. Non ne sono più certa. Credo, nel mentre, che in una forma o nell'altra l'aspetto sessuale c'è. E influisce molto, oltre a determinare il percorso. Ho trovato questo articolo. Con alcune cose non sono d'accordo, ma tant'è. Se ne può parlare ... Che esperienze avete a riguardo? Articolo di Francesco Lamendola Una solida e profonda amicizia fra due persone del medesimo sesso è una delle più belle esperienza che la vita possa offrire, un qualcosa di silenzioso e indistruttibile, come una montagna che si protende in mezzo ai venti e alle intemperie, incrollabile, luminosa. Una autentica amicizia fra l’uomo e la donna è un’esperienza assai più rara, ma ancora più intensa e gratificante: vi è, in essa, non solo l’affiatamento, ma anche la complicità; non solo il capirsi al volo, il saper leggere perfino il silenzio dell’altro, ma qualcosa di più: l’intuire quel che l’altro sta pensando, quel che l’altro desidera senza che nemmeno lui lo sappia. È una magia. Nella più bella amicizia fra due uomini o fra due donne, l’uno intuisce quel che l’altro sente, quel che l’altro vorrebbe, quel che l’altro spera o teme; ma nella amicizia profonda fra l’uomo e la donna, l’uno intuisce addirittura quel che l’altra sente, pensa, spera o teme, senza esserne lei stessa del tutto consapevole: e nessuno può dire come ciò avvenga. Ma avviene. Talvolta bastano appena uno sguardo, una frazione di secondo, un gesto insignificante; ed anche meno di questo: un silenzio, un certo modo di stare in silenzio. In un attimo, il tempo di un batter di ciglia, tutto appare chiaro come se fosse scritto in parole sulla carta, senza alcuna possibilità o margine di errore. Chi non ha fatto questa esperienza almeno una volta nella vita, non sa di quali immense, stupefacenti potenzialità sia depositario il mistero dell’altro sesso: quello maschile per la donna e quello femminile per l’uomo. Può accadere che un uomo e una donna si pensino nello stesso istante, che si cerchino nel medesimo momento, che avvertano quel che passa nell’anima dell’altro con la stessa chiarezza e, a volte, con chiarezza persino maggiore, di quel che passa nella propria. Non può essere un caso; non può essere una serie di mere coincidenze. Non esistono coincidenze, tanto meno a simili livelli di intensità. Il mistero di uno sguardo, per esempio: uno sguardo che capisce tutto, che afferra tutto, che si commuove per la nitidezza estrema con cui la realtà dell’altro gli si svela istantaneamente, fin nelle pieghe più riposte dell’anima, quelle che nemmeno lui - o lei - conosce veramente o che forse, anzi, non conosce affatto. Come è possibile che esperienze del genere siano semplicemente frutto del caso? Sarebbe più credibile affermare che noi possiamo conoscere tutte le parole di un libro soltanto prendendolo in mano e accarezzandone la copertina. No, ci deve essere qualcosa d’altro: qualcosa che ha a che fare con la polarità che si crea nella dialettica fra uomo e donna; qualcosa di simile a un campo energetico nel quale la polarità positiva e quella negativa si incontrano e si equilibrano perfettamente, esaltando le energie più riposte e insospettate di entrambe. Certo, può accadere anche il contrario; ed è per questo che i rancori fra uomo e donna sono i più tenaci, i più implacabili, i più demoniaci, che possano scatenarsi fra due esseri umani. Ma ora, qui, vogliamo parlare della situazione opposta: dell’incontro felice tra due esseri umani di sesso opposto, ciascuno dei quali abbia raggiunto un sufficiente livello di maturazione spirituale, emozionale, affettiva. Un uomo e una donna cosiffatti, quando si incontrano - e non se si incontrano: perché è certo che, prima o poi, si incontreranno, così come è certo che tutti i fiumi corrono verso il mare, anche se taluni non vi giungono mai - fanno scattare un campo energetico potentissimo, che fa risuonare fin le più segrete armonie vibrazionali delle loro anime. È inutile domandare se, in una tale amicizia fra uomo e donna, entri pure la componente sessuale: perché è ovvio che la risposta sia affermativa. La componente sessuale, questo è certo, entra SEMPRE nel rapporto fra uomo e donna. Ciò, peraltro, non vuol dire che essa debba necessariamente esplicitarsi in atti concreti, o anche solo in parole. Può restare silenziosa e, per così dire, allo stato latente: ma esiste, è presente, ed entrambi i soggetti ne sono consapevoli; se non lo sono, vuol dire che non sono abbastanza evoluti spiritualmente da riconoscere le proprie emozioni ed i propri sentimenti; o, quanto meno, che uno dei due non lo è. Si formerà, allora, uno squilibrio energetico e spirituale: e quella bella amicizia sarà destinata a concludersi miseramente, fra amare recriminazioni e inutili rimpianti. Ma se si tratta di due persone davvero evolute, non diciamo a livelli di perfezione, ma anche soltanto di semplice consapevolezza, allora non vi sarà posto per simili dinamiche distruttive, ma solo per un incontro gioioso e altamente gratificante. L’anima dell’uomo aspira ad abbandonarsi con fiducia tra le braccia di una donna che la comprenda sino in fondo, così, intuitivamente, e le offra pace e beatitudine; e lo stesso cerca l’anima della donna presso l’uomo. È un bisogno reciproco e non vi è, in esso, la ricerca di un sesso forte: le due anime si trovano su di un piano di perfetta parità, anche se le manifestazioni del carattere sono fondamentalmente diverse, perché il carattere maschile è diverso da quello femminile. Se vi fosse un sesso forte, ciò vorrebbe dire che l’altro è debole: ma l’incontro felice di due anime si colloca sempre su un piano di realtà ove nessuno è superiore all’altro, nessuno vuole dominare e nessuno vuole essere sottomesso; entrambi cercano la pura comprensione, la pura amicizia, la pura gioia dell’abbandono reciproco. Ecco perché le amicizie omosessuali finiscono per rivelarsi sterili e deludenti: il simile non può capire sino il fondo il proprio simile, perché, se è vero che lo conosce meglio del diverso, è altrettanto vero che gli fanno velo le stesse dinamiche negative, soffre le stesse paure ed è attratto dagli stessi desideri - il che non getta un ponte verso l’altro, ma crea un corto circuito. Solo l’incontro felice col diverso può arricchire l’anima, può inondarla di luce e di bellezza, può donarle il bene impagabile di un tempo che si colloca fuori del tempo, di un abbraccio che non avviene su di un piano fisico, ma su quello dell’assoluto. È una esperienza che confina col sublime. Forse un uomo e una donna non possono dire di avere realmente vissuto la propria vita, se non l’hanno fatta almeno una volta. Tornando alla complicità, che è il presupposto di ogni ulteriore intimità, psicologica e affettiva, tra due esseri umani, quella che si può instaurare - in presenza di determinate condizioni - fra un uomo e una donna, coincide con la forma più alta e gratificante di intesa che possa mai realizzarsi tra loro: più alta anche dell’amore, dato che questo porta sempre in se stesso anche elementi di possessività, di gelosia, di paura della perdita, che ne intorbidano la limpidezza. Ma cos’è, esattamente, la complicità? Come la si può definire? La parola «complice», nella lingua italiana, ha diversi significati, ma per lo più caratterizzati da un’accezione fortemente ambigua, quando non esplicitamente negativa: «chi prende parte, con altri, ad azioni disoneste o illecite»; «compagno in una burla, in uno scherzo, e simili»; «persona, cosa, elemento determinante nel verificarsi di un evento». Di conseguenza, la complicità è considerata sinonimo di «connivenza e correità» (vocabolario Zanichelli). Sembrerebbe, dunque, che non sia possibile essere complici di qualcuno, se non contro qualcun altro, in una azione diretta a danneggiare qualcuno o, quanto meno, a farsi beffe di lui: in questo senso, ad esempio, Bruno e Buffalmacco sono complici nella beffa che ordiscono ai danni dell’ingenuo Calandrino, a proposito della pietra misteriosa elitropia, capace di rendere invisibile colui che la possiede (nel «Decameron» di Boccaccio, Giornata ottava, novella terza). Tuttavia la complicità immediata, istintiva, affettuosa, che si crea fra l’uomo e la donna, quando essi si sentono attratti l’uno dall’altra e quando son consapevoli sia di tale attrazione reciproca, sia del grande e commovente mistero ad essa sotteso, non è di un tal genere; eppure è giusto chiamarla con quel nome. Ma perché? Crediamo che ciò dipenda dal fatto che la poderosa corrente energetica che si sprigiona da certi incontri fra l’uomo e la donna, li rende depositari di un segreto che chiunque altro ignora; per cui essi si trovano, quasi di colpo, nella condizione privilegiata di sapere, con lo stesso grado di certezza di una verità matematica, se non anche maggiore, una serie di cose che gli altri, tutti gli altri, anche coloro i quali, in un certo momento, si trovano lì accanto, non potrebbero neppure immaginare. Quali cose, esattamente? Impossibile esprimerle a parole; possiamo provarci, ma consapevoli che si tratta di un tentativo quasi disperato. Si tratta della certezza che quel che l’uno sente, pensa, desidera, anche l’altro lo sente, nella stessa maniera, con la stessa chiarezza e intensità; o, addirittura, che lo sente perfino con molta maggiore chiarezza dell’altro (o dell’altra). E questo crea una sorta di segreto che non possono condividere con alcun altro, per cui, in un certo senso, esso li avvolge, li separa e li isola dal resto del mondo. In quei momenti, l’uomo e la donna sono come due bambini che abbiano appena scoperto un grosso segreto relativo alla vita degli adulti: sanno che non potrebbero spifferarlo, perché ciò farebbe una brutta impressione e, forse, verrebbero puniti; al tempo stesso, sono lusingati e divertiti di poter condividere fra loro quel segreto, che li pone in una posizione privilegiata rispetto al mondo intero, come di colui che possieda una parola magica per aprire la grotta del tesoro. In questo senso, quei due bambini stanno vivendo un momento di profonda complicità: una strana e affascinante mescolanza d’innocenza e di malizia, che conferisce loro l’ancor più strana sensazione di essere diventati come invisibili allo sguardo altrui e di potersi muovere liberamente in mezzo ai grandi, come se questi non potessero notarli. È una sensazione al tempo stesso esaltante, sorprendente, indicibilmente unica ed intensa: e loro la stanno vivendo all’insaputa di tutti, sotto il naso degli altri, masticandola e assaporandola lentamente, quasi come un frutto proibito. Ecco perché, nello sguardo di un uomo e di una donna fra i quali si è instaurata una corrente di complicità, compare immancabilmente quella luce strana, segretamente radiosa, che traluce obliquamente, come una promessa che non si può tradurre in vocaboli precisi. Essi, in quei momenti, SANNO QUALCOSA: qualcosa che gli altri ignorano, che sono lontanissimi dall’immaginare; non si sono scambiati, forse, nemmeno una parola: eppure è come se si fossero fatti un intero discorso, lungo e articolato. Al tempo stesso, essi sanno che il fatto di condividere quella consapevolezza, contemporaneamente e intensamente, li pone nella impossibilità di venire compresi dagli altri: se pure la volessero esprimere, gli altri non capirebbero, per il semplice fatto che non si tratta di una esperienza che si possa DIRE, ma soltanto VIVERE. Improvvisamente, magicamente, quell’uomo e quella donna, grazie al loro incontro e alla presenza l’uno dell’altra, si sono trovati proiettati fin sulla soglia di un grande mistero, un mistero che invano la mente razionale si sforza, da tempi immemorabili, di sondare e di forzare: il mistero dell’unità nella diversità. Essi sono due; ma, in quei momenti, è come se fossero divenuti uno. Diciamo meglio: essi erano sempre stati uno, ma credevano d’essere due entità separate: ed ora, così, per lo scoccare di una scintilla inaspettata, sono rientrati nella consapevolezza della propria unità profonda. Non loro soltanto, ma tutte le cose sono distinte solo in apparenza; sotto la superficie, esse sono connesse in modo indissolubile: perché la realtà, tutta la realtà, è non duale. Ed essi l’hanno intuito proprio in quell’istante, con quello sguardo, con quel sorriso di complicità. sienne |
| Giacomo Bercalli merita la targhetta legend |
|
Ciao invece di insultare gratuitamente ... posta la tua di voce. Sentiamo. sienne |
| https://vocaroo.com/i/s1ZOhBLtKM2d |