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    • 14/63
  • Stamattina sono stato costretto ad andare dalla Wind perché la mia SIM era scaduta, era un anno che non la ricaricavo perché la usavo solo per gli SMS in entrata delle poste per accedere al conto. Mi è scaduta, e sono dovuto andare in un negozio Wind a fare una SIM nuova con cui farmi riattivare il numero.

    1) Ho detto buonasera invece di buongiorno appena entrato (erano le 9).
    2) Non capivo quello che mi diceva il tipo del personale, annuivo senza capire niente, tant'è che mi aveva chiesto un numero di telefono per la firma digitale, gli ho dato il numero di mia madre, credendo mi stesse chiedendo un numero di recupero (a che pro?).
    3) Ho fatto altre figuracce all'interno del negozio durante la compilazione della parte burocratica
    4) Quando dovevo pagare, mi sono caduti i soldi a terra.

    Uscito da lì, camminando per strada ho rischiato di inciampare due volte.

    GIURO che quando non ho a che fare con le persone, e più precisamente con estranei sono una persona "normale", appena c'è qualcuno che non fa parte della mia quotidianità io divento ritardato.

    Credo di soffrire di fobia sociale, uscirò di casa solo per fare passeggiate senza fare nulla e per obblighi come la spesa. L'unico modo per vivere una vita meno densa di sofferenza e figuracce.
    2 anni fa
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  • Io è tanto che mi sono fatto quei due conti li,praticamente da quando ho cominciato a 15anni a lavorare,però quei 1000 euro ho quell'allora milione di lire,io lo volevo di rendita,senza dover lavorare ho lavorare a avanzatempo ,x avere il tempo libero,allora si che cambia la prospettiva ,perchè se devo lavorare x avere 1000 euro allora sempre una vita di merda è......
    2 anni fa
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  • Ancora a 35 anni ho la cognizione del tempo.. ciò che mi manca è la determinazione purtroppo..
    2 anni fa
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  • Succede anche a me, però mi sono fottuto il cervello con droghe, alcol e psifarmaci... tu che scusa hai?
    2 anni fa
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  • E pensare che queste robe e sensazioni che dici sono basilarissime e le vivono più o meno tutti nella vita prima o poi, per lunghi periodi anche. Tutti tranne noi, ovvio.

    Pensate quanto sarebbe stato meglio, poter toccare una fighetta quando volete, dormire insieme avvinghiati, passeggiare mano nella mano o abbracciati.

    ...E invece, costretti a betabuxxare, farsi il culo ottagonale tra master, diplomi, lauree, studio, carriera per foraggiare arriviste che non vi guardano nemmeno in faccia, mentre gli altri fanno coppia fissa e poi figli, sempre felici, in barba al vostro successo. Poi guardando loro la realizzazione:

    2 anni fa
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  • Una bocciatura non è mica la fine della tua vita
    Ti rifarai l'ano prossimo
    2 anni fa
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  • Io ho fiducia. Domani al matrimonio dei colleghi mi collegherò per sapere l'esito.
    2 anni fa
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  • Ahahah spammi clip.
    Sei pazzo completo.
    2 anni fa
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  • Mica dico che vengo dal forum dei brutti e poi mi siedo a mangiare come se nulla fosse.
    2 anni fa
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  • 1) perchè asintomatico cerca trans da cui farsi inculare?
    2) perchè sembra il trigger fish/figlio di bossi (il trota)?
    Immagine correlata
    xi7hdur6bka41
    renzo-bossi-trota
    2 anni fa
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  • CITAZIONE (Edgy @ 1/9/2021, 21:55) 
    Ne uscirebbe un bel film su un mondo distopico in cui se entro i 25 anni non ti sposi vieni giustiziato

    Ne esiste uno simile, "The Lobster".
    2 anni fa
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  • CITAZIONE (JukiBBG_ @ 1/9/2021, 03:07)
    Massimali nei fondamentali?

    Panca 135 kg; Stacco 230 kg; Squat 155 kg (pippa, esercizio dove sono più svantaggiato per leveraggio); trazioni 90 kg corporei+ zavorra 55 kg (questo è l'esercizio dove sono più forte, lo stacco appena dopo. Panca buona, niente di più)

    CITAZIONE (Gerdrdo @ 1/9/2021, 08:56)
    I programmi non vanno cambiati periodicamente?

    No, non è necessario: devi solo migliorare i parametri allenanti nel tempo, ossia carico, reps/serie (volume), densità ecc. Personalmente tengo fisso tutto e aumento il carico quando posso (spesso ormai al mio livello sto fisso mesi sugli stessi carichi e ogni tanto si sblocca qualcosa).
    Spesso variare (se non si sa fare) ostacola solo questo miglioramento dei parametri perché perdi la bussola e non hai riferimenti. Se si vuole fare con variazione serve un preparatore veramente esperto, perché migliorare variando è veramente difficile.

    NonLoSo123 , probabilmente, senza nemmeno vederti, eri massimo al 7/8%: al 4.6 stanno i bombatoni del mr. olympia, un natural in gara arriva massimo al 5%, dal 4 in giù iniziano seri problemi per gli organi. BIA plicometria, impedenziometria ecc sono tutte misurazioni imprecise (molto)
    2 anni fa
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  • Nn ho letto

    Ma significa nn avere le palle
    2 anni fa
    Non piace a 1 utente
  • L'altro giorno JEN nella discussione non averci mai provato con una ragazza (mentalcel) ha scritto di questo tipo di disturbo , la cosa mi ha incuriosito parecchio e stasera ho voluto ricercare questo tipo di problema , e ho trovato questa spiegazione nella quale mi sono ritrovato appieno . Ora ve la espongo , quanti di voi si ritrovano in questo disturbo


    Che cos’e’ il disturbo Evitante
    Il disturbo evitante di personalità (DEP) è un disturbo di personalità caratterizzato dalla convinzione radicata del soggetto di valere poco; ciò porta la persona a sentire un profondo senso di inadeguatezza nella vita di relazione, con un enorme timore delle critiche, della disapprovazione altrui e di esclusione. Per evitare queste esperienze dolorose e la sensazione di sentirsi escluso dagli altri, la persona con disturbo evitante di personalità tende ad avere una vita ritirata; il ritiro sociale, seppur conduce ad una esistenza priva di stimoli, triste, con un visibile senso di vuoto e, a volte, quasi senza senso, evita alla persona di esporsi e di vivere il malessere dell’inferiorità e del senso di inadeguatezza.
    Questi soggetti, non hanno un gruppo di amici con i quali uscire la sera e sul lavoro si mantengono ai margini rinunciando alla carriera per non essere sottoposti al giudizio altrui; tuttavia desiderano fortemente istaurare delle relazioni, poter avere un partner, condividere esperienze ed interessi con i gli altri. Ma la difficoltà a vivere l’imbarazzo o l’umiliazione li induce ad evitare il confronto.
    Si tratta di un disturbo comune nelle popolazioni cliniche con una prevalenza dell’1-10%. Ad oggi non abbiamo informazioni chiare su come si distribuisce nei due sessi o sulla presenza di familiarità.

    Come si manifesta
    Le persone affette da disturbo evitante di personalità sono caratterizzate da problemi relazionali associati ad un radicato senso di inadeguatezza e timore del giudizio negativo altrui; manifestano, infatti, un elevato grado di inibizione e ritiro sociale, legato al fatto che ritengono che la valutazione negativa dagli altri sia un dato di fatto. Preferiscono allora tenersi fuori dalle relazioni, ad eccezione di quelle abituali e rassicuranti (es. con i familiari più stretti), pur desiderando di avere delle relazioni sociali. Queste persone, infatti, sentono come gli altri il bisogno di una vita di relazione soddisfacente, che rimane, però, inespresso; questo comporta un estremo malessere che può essere sperimentato come senso di vuoto o come un doloroso senso di esclusione.
    Assistono in questo modo allo svolgimento della vita degli altri come se fossero in un film di cui sono spettatori passivi; vivono costantemente la distanza dagli altri, nelle situazioni di coppia non riescono a trovare elementi di condivisione con l’altro, così come non sentono di appartenere ad alcun gruppo.
    Quando si trovano a confrontarsi con le altre persone vivono il disagio della sensazione di non essere visti, di non essere considerati, alla stregua di persone di poco valore; questa esperienza favorisce il mantenimento della convinzione di valere poco e di non avere abilità sufficienti a stabilire e mantenere una pur minima relazione. Si sentono, infatti, incapaci nell’approccio e nel mantenere un discorso, hanno l’idea di non avere nulla di interessante da proporre agli altri e di non essere attraenti.
    Ricorrono, quindi, all’evitamento come unico comportamento autoprotettivo da ciò che provoca malessere, dalle proprie emozioni negative; tale comportamento non permette loro di sviluppare quelle risorse ed abilità necessarie nelle relazioni, così come la capacità di venire a contatto con le proprie emozioni. Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, coltivano interessi ed attività solitarie (es. musica, lettura, chat) che non implicano necessariamente un contatto con gli altri; in alcuni casi ricorrono anche all’uso di sostanze, in particolare dell’alcool, per sedare il malessere interiore ritagliandosi così una parentesi di piacere virtuale. Talvolta è possibile che questo stile di vita povera di stimoli, monotona contribuisca all’insorgenza di un quadro depressivo.
    Quando riescono a stabilire una relazione, in genere, le persone con DEP tendono ad assumere un atteggiamento sottomesso per il timore di perderla e di ritornare ad essere soli; si attaccano, quindi, con tenacia all’altra persona assecondandola per evitare il rifiuto temuto. Con il passare del tempo, tuttavia, tale situazione di costrizione può indurre a reazioni di rabbia non sempre controllate; i soggetti con questo disturbo, infatti, possono non tollerare l’idea di dover vivere il rapporto di coppia come se fosse l’unica via d’uscita ed esplodere quando devono affrontare le difficoltà con il proprio partner.

    Come capire se si soffre di disturbo evitante di personalità
    L’evitante si sente diverso ed inadeguato rispetto agli altri e considera questa condizione come immutabile. Tende allora a restare solo, a casa, in famiglia, lontano dal mondo, con la sensazione che la vita non possa riservargli piacevoli sorprese. Desidera liberarsi da questo stile di vita che si ripete monotono, ma quando tenta un qualsiasi approccio con le altre persone, si ritrae temendo il giudizio negativo ed il rifiuto non ritenendosi all’altezza del confronto; si comporta allora in maniera impacciata, per rifugiarsi poi nella fuga.
    Dal momento che è possibile riscontrare la presenza di alcune di queste caratteristiche anche in altri disturbi psicologici, è opportuno chiarire alcune distinzioni tra il disturbo evitante di personalità ed altre condizioni che possono sembrare apparentemente simili.
    Il disturbo evitante di personalità, in generale, va differenziato dai disturbi d’ansia o dalla depressione, che possono rappresentare fasi transitorie del disturbo legate alle diverse circostanze di vita, e da coloro che reagiscono con timidezza e con comportamenti di evitamento in situazioni che vivono come problematiche e stressanti.
    Questo disturbo va, inoltre, distinto da altre patologie con caratteristiche simili con cui può essere confuso, che sono:
    il disturbo schizoide di personalità, in cui il soggetto non desidera costruire delle relazioni, ma preferisce la solitudine ed è indifferente all’accettazione o al rifiuto da parte degli altri;
    la fobia sociale, con cui ha in comune uno stato di attivazione ansiosa, sostenuta da una bassa autostima, che lo porta ad aspettarsi un giudizio negativo da parte degli altri; la differenza sta nel fatto che l’evitante ha un timore pervasivo in tutte le situazioni sociali e relazionali, nella fobia sociale, invece, possiamo osservare, in genere, specifiche paure correlate alla prestazione sociale;
    il disturbo dipendente di personalità (DDP), dove si presume che la persona abbia una paura di essere abbandonato, o non amato, maggiore rispetto all’evitante;
    il disturbo narcisistico di personalità (DNP), in cui ci si aspetta una conferma della propria grandezza dagli altri; l’evitante, invece, cerca inutilmente smentite alla propria inadeguatezza;
    il disturbo paranoideo di personalità (DPP), che condivide con il paziente evitante la difficoltà a leggere le intenzioni altrui, che vengono interpretate a partire dal proprio punto di vista; questi due disturbi, tuttavia, si differenziano per il fatto che il paziente paranoideo percepisce in termini di minaccia i pensieri degli altri, mentre l’evitante tende a pensare di essere oggetto di giudizio negativo.
    È, quindi, necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata.

    Cause
    Il disturbo evitante esordisce nella tarda adolescenza e prima età adulta; esistono casi in cui tratti marcati di timidezza oppure di altre manifestazione dei disturbi d’ansia sociale si manifestano nell’infanzia e precedono lo sviluppo successivo di una personalità evitante.
    Alcuni autori sostengono che aspetti evitanti appaiono precocemente e derivano in parte da fattori biologici temperamentali innati. Tale predisposizione biologica non sarebbe però sufficiente per determinare lo sviluppo del disturbo.
    Sono state descritte come altri possibili fattori di rischio, infatti, storie di abusi fisici, storie di rifiuto da parte dei genitori, atteggiamenti che vengono rinforzati dal rifiuto dei coetanei, precoci esperienze di vita che hanno condotto ad un esagerato desiderio di accettazione e ad un’intolleranza alle critiche. Ad esempio, un bambino oggetto di continui scherzi ed umiliazioni da parte coetanei potrebbe rifugiarsi nel proprio mondo familiare, compatto e chiuso, che percepisce come rassicurante nei confronti di un ambiente esterno fatto di persone minacciose e rifiutanti, e sviluppare negli anni delle caratteristiche di personalità evitanti.

    Conseguenze
    Diversi pazienti riescono a mantenere un discreto funzionamento sociale e lavorativo, organizzando il loro stile di vita in un ambiente familiare e protetto. Tendono a mantenere il proprio lavoro negandosi ambizioni di carriera e quindi di confronto; si limitano a vivere le ristrette relazioni abituali, generalmente quelle familiari. Se il loro sistema di supporto cede, tuttavia, vanno incontro a depressione, ansia e collera. L’umore depresso è una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico. Tale aspetto sintomatologico può diventare anche molto serio, per sfociare anche in ideazione suicidaria. Per affrontare il malessere legato all’ansia o alla depressione, a volte i pazienti evitanti possono fare uso di sostanze, in particolare di alcolici; tale abitudine a volte può assumere le caratteristiche di una vera e propria condotta di abuso, che va ad accrescere l’isolamento del paziente che vede la propria immagine e la propria autostima crollare inesorabilmente. Nel complesso, il paziente evitante tende ad accettare con fastidio l’abitudine alla solitudine e vive rassegnato circa la possibilità di recuperare un’accettabile vita di relazione; convive con la propria solitudine, a volte con rimpianto, altre volte con fastidio.
    2 anni fa
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  • il Beta della laguna Tu Beta? Se ti va di raccontarci, com'era stare con tua moglie all'inizio/com'è?
    Che sogno essere invitati ad una tua cena di famiglia
    2 anni fa
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