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Secondo me si ma sono poche anche perché quelle buone se le sono già prese; un po' come le brioches alla marmellata che quando la trovi la prendi subito senza lasciare neanche le briciole agli altri e cerchi di tenertela stretta. Inoltre quelle ragazze, proprio perché non sono esibizioniste e alla ricerca di più attenzioni possibili di indole, non sono così tanto sui social. Quindi anche su tiktok direi che non si vedono molti account di questo genere di ragazze che hanno altri valori e più serietà per passare tutto il tempo a fare le oche sculettando nei video. Chi ha sbannato questo scarto umano? Lo stesso che l'ha bannato perché ingannato da qualche utente sleale con false accuse di insulti (inesistenti) nei messaggi privati. Smettila di fare casini e rogne a caso e fattene una ragione. |
| Secondo me si ma sono poche anche perché quelle buone se le sono già prese; un po' come le brioches alla marmellata che quando la trovi la prendi subito senza lasciare neanche le briciole agli altri e cerchi di tenertela stretta. Inoltre quelle ragazze, proprio perché non sono esibizioniste e alla ricerca di più attenzioni possibili di indole, non sono così tanto sui social. Quindi anche su tiktok direi che non si vedono molti account di questo genere di ragazze che hanno altri valori e più serietà per passare tutto il tempo a fare le oche sculettando nei video. |
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L'altro giorno JEN nella discussione non averci mai provato con una ragazza (mentalcel) ha scritto di questo tipo di disturbo , la cosa mi ha incuriosito parecchio e stasera ho voluto ricercare questo tipo di problema , e ho trovato questa spiegazione nella quale mi sono ritrovato appieno . Ora ve la espongo , quanti di voi si ritrovano in questo disturbo Che cos’e’ il disturbo Evitante Il disturbo evitante di personalità (DEP) è un disturbo di personalità caratterizzato dalla convinzione radicata del soggetto di valere poco; ciò porta la persona a sentire un profondo senso di inadeguatezza nella vita di relazione, con un enorme timore delle critiche, della disapprovazione altrui e di esclusione. Per evitare queste esperienze dolorose e la sensazione di sentirsi escluso dagli altri, la persona con disturbo evitante di personalità tende ad avere una vita ritirata; il ritiro sociale, seppur conduce ad una esistenza priva di stimoli, triste, con un visibile senso di vuoto e, a volte, quasi senza senso, evita alla persona di esporsi e di vivere il malessere dell’inferiorità e del senso di inadeguatezza. Questi soggetti, non hanno un gruppo di amici con i quali uscire la sera e sul lavoro si mantengono ai margini rinunciando alla carriera per non essere sottoposti al giudizio altrui; tuttavia desiderano fortemente istaurare delle relazioni, poter avere un partner, condividere esperienze ed interessi con i gli altri. Ma la difficoltà a vivere l’imbarazzo o l’umiliazione li induce ad evitare il confronto. Si tratta di un disturbo comune nelle popolazioni cliniche con una prevalenza dell’1-10%. Ad oggi non abbiamo informazioni chiare su come si distribuisce nei due sessi o sulla presenza di familiarità. Come si manifesta Le persone affette da disturbo evitante di personalità sono caratterizzate da problemi relazionali associati ad un radicato senso di inadeguatezza e timore del giudizio negativo altrui; manifestano, infatti, un elevato grado di inibizione e ritiro sociale, legato al fatto che ritengono che la valutazione negativa dagli altri sia un dato di fatto. Preferiscono allora tenersi fuori dalle relazioni, ad eccezione di quelle abituali e rassicuranti (es. con i familiari più stretti), pur desiderando di avere delle relazioni sociali. Queste persone, infatti, sentono come gli altri il bisogno di una vita di relazione soddisfacente, che rimane, però, inespresso; questo comporta un estremo malessere che può essere sperimentato come senso di vuoto o come un doloroso senso di esclusione. Assistono in questo modo allo svolgimento della vita degli altri come se fossero in un film di cui sono spettatori passivi; vivono costantemente la distanza dagli altri, nelle situazioni di coppia non riescono a trovare elementi di condivisione con l’altro, così come non sentono di appartenere ad alcun gruppo. Quando si trovano a confrontarsi con le altre persone vivono il disagio della sensazione di non essere visti, di non essere considerati, alla stregua di persone di poco valore; questa esperienza favorisce il mantenimento della convinzione di valere poco e di non avere abilità sufficienti a stabilire e mantenere una pur minima relazione. Si sentono, infatti, incapaci nell’approccio e nel mantenere un discorso, hanno l’idea di non avere nulla di interessante da proporre agli altri e di non essere attraenti. Ricorrono, quindi, all’evitamento come unico comportamento autoprotettivo da ciò che provoca malessere, dalle proprie emozioni negative; tale comportamento non permette loro di sviluppare quelle risorse ed abilità necessarie nelle relazioni, così come la capacità di venire a contatto con le proprie emozioni. Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, coltivano interessi ed attività solitarie (es. musica, lettura, chat) che non implicano necessariamente un contatto con gli altri; in alcuni casi ricorrono anche all’uso di sostanze, in particolare dell’alcool, per sedare il malessere interiore ritagliandosi così una parentesi di piacere virtuale. Talvolta è possibile che questo stile di vita povera di stimoli, monotona contribuisca all’insorgenza di un quadro depressivo. Quando riescono a stabilire una relazione, in genere, le persone con DEP tendono ad assumere un atteggiamento sottomesso per il timore di perderla e di ritornare ad essere soli; si attaccano, quindi, con tenacia all’altra persona assecondandola per evitare il rifiuto temuto. Con il passare del tempo, tuttavia, tale situazione di costrizione può indurre a reazioni di rabbia non sempre controllate; i soggetti con questo disturbo, infatti, possono non tollerare l’idea di dover vivere il rapporto di coppia come se fosse l’unica via d’uscita ed esplodere quando devono affrontare le difficoltà con il proprio partner. Come capire se si soffre di disturbo evitante di personalità L’evitante si sente diverso ed inadeguato rispetto agli altri e considera questa condizione come immutabile. Tende allora a restare solo, a casa, in famiglia, lontano dal mondo, con la sensazione che la vita non possa riservargli piacevoli sorprese. Desidera liberarsi da questo stile di vita che si ripete monotono, ma quando tenta un qualsiasi approccio con le altre persone, si ritrae temendo il giudizio negativo ed il rifiuto non ritenendosi all’altezza del confronto; si comporta allora in maniera impacciata, per rifugiarsi poi nella fuga. Dal momento che è possibile riscontrare la presenza di alcune di queste caratteristiche anche in altri disturbi psicologici, è opportuno chiarire alcune distinzioni tra il disturbo evitante di personalità ed altre condizioni che possono sembrare apparentemente simili. Il disturbo evitante di personalità, in generale, va differenziato dai disturbi d’ansia o dalla depressione, che possono rappresentare fasi transitorie del disturbo legate alle diverse circostanze di vita, e da coloro che reagiscono con timidezza e con comportamenti di evitamento in situazioni che vivono come problematiche e stressanti. Questo disturbo va, inoltre, distinto da altre patologie con caratteristiche simili con cui può essere confuso, che sono: il disturbo schizoide di personalità, in cui il soggetto non desidera costruire delle relazioni, ma preferisce la solitudine ed è indifferente all’accettazione o al rifiuto da parte degli altri; la fobia sociale, con cui ha in comune uno stato di attivazione ansiosa, sostenuta da una bassa autostima, che lo porta ad aspettarsi un giudizio negativo da parte degli altri; la differenza sta nel fatto che l’evitante ha un timore pervasivo in tutte le situazioni sociali e relazionali, nella fobia sociale, invece, possiamo osservare, in genere, specifiche paure correlate alla prestazione sociale; il disturbo dipendente di personalità (DDP), dove si presume che la persona abbia una paura di essere abbandonato, o non amato, maggiore rispetto all’evitante; il disturbo narcisistico di personalità (DNP), in cui ci si aspetta una conferma della propria grandezza dagli altri; l’evitante, invece, cerca inutilmente smentite alla propria inadeguatezza; il disturbo paranoideo di personalità (DPP), che condivide con il paziente evitante la difficoltà a leggere le intenzioni altrui, che vengono interpretate a partire dal proprio punto di vista; questi due disturbi, tuttavia, si differenziano per il fatto che il paziente paranoideo percepisce in termini di minaccia i pensieri degli altri, mentre l’evitante tende a pensare di essere oggetto di giudizio negativo. È, quindi, necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata. Cause Il disturbo evitante esordisce nella tarda adolescenza e prima età adulta; esistono casi in cui tratti marcati di timidezza oppure di altre manifestazione dei disturbi d’ansia sociale si manifestano nell’infanzia e precedono lo sviluppo successivo di una personalità evitante. Alcuni autori sostengono che aspetti evitanti appaiono precocemente e derivano in parte da fattori biologici temperamentali innati. Tale predisposizione biologica non sarebbe però sufficiente per determinare lo sviluppo del disturbo. Sono state descritte come altri possibili fattori di rischio, infatti, storie di abusi fisici, storie di rifiuto da parte dei genitori, atteggiamenti che vengono rinforzati dal rifiuto dei coetanei, precoci esperienze di vita che hanno condotto ad un esagerato desiderio di accettazione e ad un’intolleranza alle critiche. Ad esempio, un bambino oggetto di continui scherzi ed umiliazioni da parte coetanei potrebbe rifugiarsi nel proprio mondo familiare, compatto e chiuso, che percepisce come rassicurante nei confronti di un ambiente esterno fatto di persone minacciose e rifiutanti, e sviluppare negli anni delle caratteristiche di personalità evitanti. Conseguenze Diversi pazienti riescono a mantenere un discreto funzionamento sociale e lavorativo, organizzando il loro stile di vita in un ambiente familiare e protetto. Tendono a mantenere il proprio lavoro negandosi ambizioni di carriera e quindi di confronto; si limitano a vivere le ristrette relazioni abituali, generalmente quelle familiari. Se il loro sistema di supporto cede, tuttavia, vanno incontro a depressione, ansia e collera. L’umore depresso è una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico. Tale aspetto sintomatologico può diventare anche molto serio, per sfociare anche in ideazione suicidaria. Per affrontare il malessere legato all’ansia o alla depressione, a volte i pazienti evitanti possono fare uso di sostanze, in particolare di alcolici; tale abitudine a volte può assumere le caratteristiche di una vera e propria condotta di abuso, che va ad accrescere l’isolamento del paziente che vede la propria immagine e la propria autostima crollare inesorabilmente. Nel complesso, il paziente evitante tende ad accettare con fastidio l’abitudine alla solitudine e vive rassegnato circa la possibilità di recuperare un’accettabile vita di relazione; convive con la propria solitudine, a volte con rimpianto, altre volte con fastidio. |
| Eh gli Americani vendono bene al mondo la favoletta che da loro sia tutto perfetto, ma la realtà dei fatti dimostra che non è per niente così sotto parecchi punti di vista. |
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Crudo la mancanza di approvazione anche dai familiari nelle foto di famiglia.. Benvenuto! Spero che il nick sia riferito a quel Arthur Morgan di Red Dead Redemption 2. |
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Se sei un belloccio puoi pure esprimerti a rutti tanto scoperai uguale. Le np sono superficiali e soprattutto ignoranti |
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i bellocci non hanno nè colpa nè merito di essere così io valuto le persone per come sono se si comportano male auguro cose negative (ma mai cose di salute o lutti) se si comportano bene (nel senso non sono cattivi o mi fanno pesare la differenza tra me e loro) perchè dovrei augurare loro male? ps: con ciò non voglio negare che con qualche mio amico molto bello (anche se non mi aveva fatto mai pesare nulla) talvolta la rabbia, la depressione, la frustrazione mi ha fatto balenare il pensiero "cazzo a lui tutto bene a me no" ma sono riuscito a scacciarlo |
| Le seghe su instagram sono semplicemente cuck tributes. |
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365/3=123 circa. In Italia ci sono 60 milioni di persone più o meno equamente divise tra maschi e femmine. Il che significa che le vittime di femminicidio in Italia sono all'incirca una donna su VENTICINQUEMILA. Eppure sentendo i telegiornali sembra che sia la prima piaga del Paese e che per una donna fidanzarsi con un maschio italiano sia come giocare alla roulette russa. Mentre il problema dell'incellismo, della verginità in età avanzata e degli hikikomori (problemi prevalentemente maschili e che colpiscono una percentuale di maschi ben più elevata) sono del tutto ignorati dai media. |
| Gli ebrei |
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Perché aborto è omicidio Se non vuoi figli non scopare o usa protezioni |
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Vabbè questi sono casi al limite... Comunque meglio così, con madri del genere sarebbero cresciute com importanti problemi psichici o in un orfanotrofio. non erano casi al limite. se leggi l'articolo lo capirai. Molte abortiscono anche semplicemente perchè non si sentono pronte. praticamente uccidi un feto sano solo perchè non vuoi assumerti la responsabilità di crescere, e diventare madre. per me è un abominio, non so poi voi che coscienza avete per dare la liceità di uccidere in questo modo.... preciso che sono favorevole solo all'aborto in caso di gravi patologie accertate del feto Secondo me invece ci sta abortire se non si sente pronta, per essere una buona madre è necessario essere assolutamente sicure, altrimenti vengono su dei pargoli disassati stile me o barbafisso |
| Contano lo status, altro che carattere.. Se contasse veramente il carattere le statistiche di violenza domestica e femminicidi non sarebbero quelle che sono |
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Va bene il provarci 10-20-30 volte. Ma dopo l'ennesimo rifiuto non ti viene in mente che forse non è l'approccio il problema? Anche noi abbiamo la nostra dignità. Leggetevi i commenti sotto quel video, sono a dir poco imbarazzanti. Come si può essere tanto ipocriti e buonisti? Con quel aspetto il ragazzo non andrà mai da nessuna parte. Può arrivare anche alla millesima volta di tentativi, non funzionerà mai. Da ciò che vedo, nemmeno se ne rende conto. Parla anche di tematiche delicate, quale l'essere incel, circondato da decine di persone sconosciuti in un bus pubblico.... Mi fa anche tenerezza onestamente. Chissà quelle stronze come se la ridono dopo che l'hanno sfanculato mentre ci provava. Edited by _Jen_ - 21/8/2021, 11:54 |