|
Ichi the Killer è bello. Per ora non ho ancora trattato Miike, perchè vado in ordine alfabetico per regista. Ma sicuramente va a incasellarsi tra i migliori registi "malati" del nuovo cinema giapponese. Più indietro, in questa discussione, ho parlato di "Crazy family" di Ishii, credo sia uno spunto per quello che sarà poi "Visitor Q" di Miike, il "Teorema" giapponese |
|
"Intentions of Murder" è il "Lorna" giapponese (non a caso i due film sono usciti nello stesso anno). Naturalmente l'occhio di Imamura tende a soffermarsi meno sulla componente morbosa (che paradossalmente nei film orientali era molto più esplicita) rispetto a Meyer, ma come di consueto si focalizza sugli aspetti sociali e sulle dinamiche che spingono la protagonista ad avvicinarsi al proprio stupratore. Qui tutto è molto più naturale e meno stilizzato, non disdegnando però un poco di sperimentalismo e qualche tocco visionario. Voto 8 Aggiungo anche "The Pornographers" dello stesso regista - intero e sottotitolato in italiano - solo per dare un esempio del suo periodo più sperimentale e "sessantottino". NON PER TUTTI Edited by Lester! - 7/3/2018, 15:55 |
|
Sì, confesso che me lo sono dormito. Iwai non fa per niente film leggeri e tantomeno lineari. "All about Lily Chou Chou" però non è solamente il classico film "pesante". Diciamo pure che il regista ha un qualcosa di "lynciano" nel metodo di trasmissione delle emozioni, pur non essendo così onirico ed ermetico. La storia sembra viaggiare su binari paralleli alla realtà (anche se ne esplora i lati più tangibili, come il bullismo e la prostituzione minorile), tracciando una rotta percorribile unicamente col mezzo intuitivo. E' un film di sensazioni, trasmesse attraverso l'uso della musica (una cantante immaginaria che non vedremo mai, ma che è diventata reale al di fuori del film stesso), l'uso di differenti telecamere e metodi di ripresa (spesso più vicino alla video arte e al videoclip), parti oniriche indistinguibili da quelle "reali", ellissi temporali e digressioni eccessive. Voto 8 |
|
Non credevo che esistessero ancora commedie sentimentali capaci di commuovere ed emozionare utilizzando un linguaggio realistico e sotto le righe. "Il gusto degli altri" è un film per tutti, un lontano parente di "American Beauty", ma molto meno ruffiano; un film che incoraggia ad illudersi, a provare ancora sentimenti, anche se non ricambiati, per il semplice gusto di sentirsi costantemente vivi. Voto 8 |
|
Lester, perche' non apri un topic sulle serie tv. Ci vorrebbe una nuova sezione "tv and movie" o un titolo del genere. Cmq, prendo nota dei vari suggerimenti dei vari utenti. |
|
Heat 10 soggettivo The Departed 9/10 |
|
Purtroppo non seguo molto le serie tv, Galaxy, quindi non saprei cosa consigliare. Comunque sarebbe interessante come discussione, è una bella idea. |
|
Purtroppo non seguo molto le serie tv, Galaxy, quindi non saprei cosa consigliare. Comunque sarebbe interessante come discussione, è una bella idea. Les durante il giorno cosa fai? |
|
"Jubilee" fu il primo film di Derek Jarman che vidi, immadiatamente dopo a una serie di corti sperimentali. Non do un voto, per il semplice motivo che dovrei rivederlo (e non ho tempo). Certamente è un buon prodotto. Il primo film punk del Regno Unito e il frutto di un regista/artista a tutto tondo: anarchico, sincero e amante della pittura e della musica. |
|
"Wittgenstein" è il prossimo che ho in programmazione. Prima ho visto "Caravaggio" ed è un buon esempio per capire la capacità registica del Jarman "intimista". Lo sperimantalismo rimane sempre, e si parla dell'influenza diretta di Ken Russel (che per ora non tratto), ma ad oggi preferisco ancora il Jarman "sociale", quello più distaccato dalla tematica omosessuale o comunque quello non autobiografico. |
|
Purtroppo non seguo molto le serie tv, Galaxy, quindi non saprei cosa consigliare. Comunque sarebbe interessante come discussione, è una bella idea. Ah peccato... sei il mio "guru" dei film. Ti/vi suggerisco "Contrattempo" di Paulo Oriol (anno 2016) lo specifico perche' su imdb ho trovato altri titoli simili, diretti da altri registi. |
|
Grazie Galaxy, me lo segno. Per ora sono alla fine della "I" e all'inizio della "J", mi ci vorrà un po di tempo per arrivare ad Oriol Comunque i registi spagnoli mi piacciono parecchio, poi ho visto che ha una buonissima votazione di pubblico questo film. |
|
Jarman ha una predilezione per tutti i personaggi incompresi e incomprensibili della Storia, forse per un qualche oscuro meccanismo di immedesimazione. E' un cinema, il suo, che sembra avvicinarsi a quello di Greenaway (altro appassionato di pittura) scarnificandolo e riducendolo però all'essenziale, togliendo qualunque velleità intellettuale e portando lo spettatore dritto al succo. "Wittgenstein" è teatro in scatola senza rinuncia alla sperimentazione, annullamento completo dello spazio scenico (nulla di nuovo, già Bergman ne "Il Rito" e ancora prima Dreyer ne "La passione di Giovanna d'Arco" 1928) ma il passaggio fondamentale per quello che sarà l'ultimo e il più sperimentale dei suoi film: "Blue". Voto 7 e mezzo. |
|
Il 6 Marzo 1965 veniva proiettato per la prima volta al City Hall Cinema di New York l'estenuante "Empire". Un film di circa 8 ore "diretto" da Andy Warhol il cui unico soggetto era un piano sequenza dell'Empire State Building ripreso dal tramonto all'alba. Con questo prodotto si toccavano punte importanti di metacinematografia. Il film diventava la pellicola stessa: le variazioni di luce, i "cigarette burns", gli impercettibili sfarfallii e le suture dei fotogrammi ai capi delle rispettive bobine si dimostravano essere i reali eventi e gli effettivi personaggi di una storia nascosta sotto alla fissità del rappresentato. Trent'anni dopo Jarman stravolgeva questo concetto girando il suo ultimo film. "Blue" è quello che viene definito il "testamento" del regista: la cronaca dell'incedere dell'HIV nel suo corpo e della progressiva cecità. Qui l'immagine cessa di esistere, sostituita da uno schermo blu. Importante diventa tutto il resto mentre la narrazione prosegue sotto a questo guscio impenetrabile. Lo spettatore, accecato a sua volta, è costretto ad aguzzare l'udito e, ancor più, l'immaginazione. Qui ogni confine si fa labile: il film potrebbe essere riducibile ad un audiolibro; esattamente come un ready made di Duchamp potrebbe essere definito "un cesso rovesciato", ma l'idea di fondo rimane, e il valore affiora nella capacità dell'opera di far sorgere domande. E in questo caso la potenza di "Blue" stà proprio in una domanda: se un film senza immagini riesce ad essere ancora più cinematografico di qualunque altro film, dove si trova esattamente il "cinema"? Voto 8 |