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  • La Bluepill nella cinematografia hollywoodiana , Delirio di un elefante insonne Off Topic
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  • Qualcunaltra Member
    CITAZIONE (Brado Malatesta Woragine @ 4/1/2019, 00:14) 
    Se c'è una cosa che dovremmo imparare dagli americani (una ed una soltanto) è la dinamicità, non intesa come negazione di tradizioni o di radici, ma come capacità di includere nuove leve e nuove forme d'ibridazione all'interno di un contesto già consolidato (è comunque un argomento spinoso perché per alcuni, questo tipo di "dinamicità" è inscindibile dal modello capitalista; inutile dire che per me questa è una puttanata.)

    La meritocrazia americana ha trovato il suo criterio nel denaro, perchè è facile da giudicare, oggettivo, incontestabile. Il tuo prodotto vende=il tuo prodotto vale.
    Anche se si trovassero e standardizzassero dei criteri universali per individuare il valore artistico di una qualunque opera, resterebbe il fatto che chi sceglie di puntare su registi indipendenti, come dici anche tu, lo fa per investimento, se non avesse un ritorno economico non lo farebbe. Ma forse tu alludi ad altro...?
    4 anni fa
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  • ThEtRuThSeEkEr Member
    CITAZIONE (Brado Malatesta Woragine @ 4/1/2019, 00:14) 
    Ugly, concordo con te sul fatto che il cinema europeo, italiano e francese in testa, abbia storicamente un'impostazione molto diversa da quello americano.
    Ne parlavamo già in tag se non erro, accennando alle contaminazioni tra cinema e correnti artistiche nel primo Novecento.

    Personalmente trovo che, quello italiano in particolare, del ventennio che va dagli anni '50 agli anni '70, sia tra i maggiori esempi di quel modo di fare cinema che secondo me ha senso di esistere (e che in parte, in minima parte, esiste ancora oggi).
    Nonostante avessimo appena perso la guerra e nonostante le fortissime influenze culturali da oltreoceano, il cinema italiano di quegli anni è stato capace di "indagare" e descrivere la realtà sociale e politica del suo tempo (ma anche degli anni a venire).

    La decadenza culturale del nostro cinema coincide, guarda caso, con l'accettazione piena del liberismo, negli anni '80, e quindi con l'accettazione dell'idea che ogni cosa debba essere finalizzata al profitto.
    Non voglio dire che il mutamento politico-culturale culminato col crollo del muro di Berlino sia la sola causa, ma certamente ha contribuito in maniera determinante.
    Esiste, tuttavia, una continuità tra quello che tu giustamente descrivi come grande cinema ed i film spazzatura (tipo cinepanettoni e simili), così come esisteva una continuità tra il "cinema dei telefoni bianchi" ed il neorealismo.
    Credo che questo sia dovuto anche al fatto che tradizionalmente in Italia manca un "ricambio generazionale" dei creativi e dei grandi autori, e questo, nel nostro paese, è un problema che investe molti ambiti diversi.
    Se c'è una cosa che dovremmo imparare dagli americani (una ed una soltanto) è la dinamicità, non intesa come negazione di tradizioni o di radici, ma come capacità di includere nuove leve e nuove forme d'ibridazione all'interno di un contesto già consolidato (è comunque un argomento spinoso perché per alcuni, questo tipo di "dinamicità" è inscindibile dal modello capitalista; inutile dire che per me questa è una puttanata).



    CITAZIONE
    Sono d'accordissimo sul fatto che il cinema depredi lo spettatore della possibilita' di immaginarsi personaggi, lande sconfinate e atmosfere nebulose come piu' aggrada alle sue fantasie piu' intime rispetto al romanzo cartaceo, gia' nei videogiochi si sta ovviando a questo permettendo la personalizzazzione estrema di personaggi e ambientazioni quindi sono certo che con l' evoluzione della tecnologia degli occhiali 3D accadra' qualcosa del genere anche nei film

    L'apocalisse... Finita.

    A mio parere dovremmo sospendere la tecnologia a livello mondiale per qualche anno e riscoprire i classici della letteratura e del cinema, tra occhialetti 3d e videogiochi ci stiamo, come Umanità, completamente friggendo il cervello.

    CITAZIONE
    poi i film antisistema non sono un entita' aleatoria ma una categoria ben precisa

    Cioè, quale? Tu citi degli esempi di film "politicamente impegnati", o film d'inchiesta. Negli anni '60-'70 l'Italia ne ha prodotti a dozzine di film così, ed alcuni di ottima fattura. Ti pare che la situazione sia migliorata? O che il nostro sia diventato un paese più democratico o più giusto grazie a questi film?
    È proprio l'espressione "anti-sistema" che contesto, perché suggerisce che un film o una serie di film possano effettivamente, se presi singolarmente, innescare un qualche genere di cambiamento.

    Inoltre, sottovaluti un aspetto importante. Così come accadeva nel teatro greco, è previsto che si dia in pasto al pubblico uno spettacolo che denunci la corruzione dei politici o i mal costumi più diffusi. Un film come Vice sarà pure bello (non l'ho visto), ma non fa altro che dire al pubblico qualcosa che ha bisogno di sentirsi dire.

    CITAZIONE
    La filmografia Hollywoodiana da sempre offre un ampio raggio di liberta' di pensiero, non teme censure od autocritica, promuove il coraggio dell' underdog che vince contro il pregiudizio, lo scherno e le avversita' con la sola forza di volonta' e incita sempre a battersi per cio' che e' giusto anche quando e' piu' comodo uniformarsi alla massa, con pregi e difetti e' molto piu' costruttiva ed edificante quella che un tempo si usava chiamare la fabbrica dei sogni che questa moderna babele di youtubegamers, camgirls, instacelebrities o Fbinfluencers che offrono un intrattenimento vuoto, carnevalesco e fine a se stesso, svuotato da ogni valore, morale o bene superiore che aiuti ad affrontare le avversita' della vita con la consapevolezza che le cose importanti si conquistano con sacrificio e dedizione.

    Ma tu lo sai che la Cia dà le veline ai produttori di hollywood, vero?

    Secondo me hai una visione eccessivamente idealizzata di quello che è il cinema hollywoodiano.

    Noi siamo abituati a percepire gli Usa come un paese dove vige la pluralità. Ti faccio un esempio: sai quanti stanno coprendo la guerra in Yemen, tra i media mainstream Usa?
    La risposta naturalmente è nessuno. Perché sono tutti nelle mani dei soliti quattro ricconi, e se i quattro ricconi non vogliono che si parli in tv di una data cosa, non se ne parla.
    Per hollywood è uguale.
    Poi è ovvio che ogni tanto vien fuori un O. Stone, un M. Moore, oppure gente come i Coen, o Todd Solondz (per quanto riguarda le critiche "di costume")... e si potrebbero fare tanti altri esempi.

    Ma questi autori emergono incidentalmente, perché il pubblico li premia e qualcuno si accorge che possono generare denaro in gran quantità (Stone prima di potersi permettere di dire certe cose ha lavorato in un sacco di produzioni commerciali "canoniche").

    Non è che hollywood non tema la censura, hollywood è la censura. Ed in pochissimi possono permettersi di aggirarla, in parte, per esprimere un pensiero originale.
    Tuttavia per farlo, non a caso, debbono cominciare ad allontanarsi dai grandi studios.

    Ma assolutamente no, anche senza conoscere a fondo la cinematografia americana basta vedere i personaggi scelti dai fratelli Wachowski in Matrix come stereotipo del male assoluto per capire che il "man in black", l' uomo di ghiaccio in completo grigio e occhiali da sole è visto come lo stereotipo del potere oscuro e strisciante che trama nell' ombra per asservire a se il libero arbitrio dell' uomo nell' universo immaginifico della pop culture d' oltreoceano, esattamente come l' agente Smith che per conquistare la matrice trascende dal programma e assorbe i corpi di individui inconsapevoli per trasformarli in una camera dell' eco di se stesso.

    Tutti i thriller e le spy story più belle della storia di Hollywood si basano su qualche torbido complotto dei servizi segreti per accentrare su di se il potere o controllare le masse, come i 3 giorni del Condor di Polanski, che nel '75 lancio' un giovane Robert Redford che si opponeva ad una sezione deviata dalla Cia che voleva far scoppiare una guerra in medio oriente per interessi petroliferi, tema poi ripreso tante volte anche in anni più recenti come in Death of a President, un finto documentario dove la Cia inscena la morte di Bush per giustificare ulteriori azioni militari in Nord Africa o come Syriana, con Matt Damon e George Clooney che si perdono in un labirinto senza uscita di multinazionali petrolifere, soldi macchiati di sangue e intrighi terroristici.

    A questi si aggiungono i film cospirazionistici sull' espansione illegale dei sistemi di sorveglianza, come in Mercury Rising dove un Bruce Willis in spolvero difende un ragazzino di 9 anni dai sicari del Nsa che vogliono ucciderlo per aver crakkato il loro programma di controllo continentale, o come the Bourne trilogy che tratta di un gruppo di persone strappate alle loro vite e riprogammate come assassini dall' Usic senza alcun ricordo del loro passato.

    Ci sono poi i film come Spy game e the Good Sheepard (con Brad Pitt e Deniro) che tracciano un ritratto freddo e pungente del cinismo alienante e spietato di delle operazioni sotto copertura durante la guerra fredda.

    Nelle pellicole a stelle e striscie i sinistri disegni della Cia e delle sue cellule deviate arrivano addirittura ad espandersi sul piano della fantascienza, con pellicole come Long Kiss goodnight dove Samuel Jackson deve salvare una donna che scopre che durante il sonno si tramuta in un esecutrice dei servizi ma che è ormai troppo scomoda, o Inception, dove degli operativi indipendenti entrano nei sogni di uomini ricchi e potenti per influenzarne le scelte politiche.

    Se poi si comincia a fare la lista delle serie televisive della stessa categoria come Brison Break, Shooter etc non si finisce più.

    Questa diffidenza artistica nei confronti dei servizi di sicurezza non è casuale, ma è una proiezione dell' inconscio collettivo radicato nell' anima antica del paese, sorto dall' opposizione ad ogni forma di tirannia e oppressione, che giocoforza porta i suoi abitanti a nutrire una innata curiosità nei confronti di ogni rappresentazione scenica che esorti a rimanere vigili di fronte alle insidie del potere insondabile.

    La guerra in Yemen non so bene cosa centri col discorso sul cinema anche perché nelle scorse settimane non si è parlato d' altro a causa dell' assassinio di quel giornalista saudita, il senato americano ha appena votato la sospensione del supporto ai sauditi in quel teatro ed è in corso un cessate il fuoco imposto a Rhyad da forti pressioni occidentali nonostante l' Onu abbia rimproverato agli Houthi di aver cercato di sabotarlo immediatamente.

    Per quanto riguarda l' utilità dei film antisistema, ti basti pensare a come il film su Cucchi abbia toccato uno dei carabinieri coinvolti al punto da portarlo a confessare sbloccando un indagine che non finiva più.
    4 anni fa
  • Brado Malatesta Woragine Member
    CITAZIONE
    La meritocrazia americana ha trovato il suo criterio nel denaro, perchè è facile da giudicare, oggettivo, incontestabile. Il tuo prodotto vende=il tuo prodotto vale.
    Anche se si trovassero e standardizzassero dei criteri universali per individuare il valore artistico di una qualunque opera, resterebbe il fatto che chi sceglie di puntare su registi indipendenti, come dici anche tu, lo fa per investimento, se non avesse un ritorno economico non lo farebbe. Ma forse tu alludi ad altro...?

    (Sei molto intelligente, te l'hanno mai detto? Immagino di sì. Ma non ti montare la testa adesso... So che è sconvolgente quando uno sconosciuto su internet ti fa un complimento, ma cerchiamo di mantenerci coi piedi ben piantati per terra.)

    No, hai ragione. Io pensavo, ad esempio, al "sottobosco" artistico (basti pensare al loro straordinario panorama musicale) tipico delle grandi città (mai stato in Usa, comunque, parlo un po' per sentito dire in effetti).
    Ma c'è anche da dire che tutto questo fervore è generato in gran parte, oltre che dalla creatività connaturata all'Uomo - com'è ovvio che sia - dal desiderio individuale di ottenere riconoscimenti e denaro.
    E ciclicamente i produttori (detentori del potere economico nell'ambito dell' "industria dell'arte") vanno a pescare in questo crogiolo di artisti e aspiranti tali, talentuosi o meno, per individuare coloro che più si prestano a generare profitto.
    Quando guardo al sistema americano ho come l'impressione che il talento dei singoli venga inglobato in questa grande macchina.
    Tuttavia, se guardo all'Italia, vedo un paese che da decenni segue fondamentalmente gli stessi deleteri principi degli americani, ma arranca nell'immobilismo e nell'apatia... il che forse, per certi aspetti, è perfino peggio.
    L'ideale, ovviamente, sarebbe seguire un altro modello.


    Al "cercatore di verità":
    Minchia, te sei proprio ammmerecano nell'anima eh?

    Guarda che il fatto che la Cia abbia (in alcune occasioni) fatto pressioni sui produttori hollywoodiani non è una mia opinione o una cosa che mi sono inventato a cazzo. Ora purtroppo non mi ricordo più la fonte della notizia, ma se t'interessa la vado a cercare.
    D'altronde ciò è perfettamente sensato e coerente con la concezione del cinema come mezzo di propaganda, che contraddistingue gli Usa come contraddistingueva la Germania nazista, e che è stata in qualche modo stemperata dalle logiche del libero mercato.

    La smettete di citare Matrix per favore? Quel film mi sta davvero sulle palle.
    Ora, tralasciando gli elenchi di film che hai fatto (io avrei citato, che ne so, Sneakers, ed omesso la trilogia di Bourne ed altre cagate), torno a dirti che non deve stupire così tanto che esistano film critici nei confronti del "sistema", la cosa, paradossalmente, fa parte del "sistema".
    La censura c'è ed è feroce. Se pensi il contrario sei ingenuo.

    CITAZIONE
    Questa diffidenza artistica nei confronti dei servizi di sicurezza non è casuale, ma è una proiezione dell' inconscio collettivo radicato nell' anima antica del paese, sorto dall' opposizione ad ogni forma di tirannia e oppressione, che giocoforza porta i suoi abitanti a nutrire una innata curiosità nei confronti di ogni rappresentazione scenica che esorti a rimanere vigili di fronte alle insidie del potere insondabile.

    In parte concordo con la prima frase. Ma quello che dici perde di forza se si tiene conto del fatto che gli americani sono uno dei popoli più ignoranti, caproni e manipolabili del pianeta. E non potrebbe che essere così.
    Chi detiene il potere ha la necessità di controllare l'informazione, ed influenzare lo stile di vita delle masse. Vale per tutti i paesi, ovviamente; gli Usa sono un capolavoro da questo punto di vista: un'oligarchia sapientemente mascherata da democrazia.

    CITAZIONE
    La guerra in Yemen non so bene cosa centri col discorso sul cinema

    Mi pareva chiarissimo: ho detto che non v'è pluralità se tutti i principali mezzi d'informazione sono in mano a pochi (spesso gli stessi che hanno le mani sull'industria dell'intrattenimento).
    Se anche considerassimo hollywood come mondo a sè stante, cosa che non è, ci accorgeremmo che una manciata di ricchissimi produttori (gente del calibro di quel brav'uomo di Weinstein) hanno in mano pressoché tutto.
    Poi è chiaro che si producano anche film belli, ed anche film "anti-sistema" (definizione che continuo a contestare), perché i detentori del potere economico, per generare profitto nell'industria cinematografica, debbono appoggiarsi ai creativi, e a volte qualcosa di buono emerge.
    Spesso le belle pellicole americane sono produzioni a basso costo di qualche indipendente (che certo non sfuggono alle implacabili leggi del mercato, ovvero esistono unicamente perché qualcuno ha voluto fare un investimento), poi rimesse in circolo dal circuito della grande distribuzione al fine di massimizzare i profitti.
    Come ha detto benissimo qualcunaltra, viene premiato solo ciò che genera profitto. Più semplice di così si muore.

    CITAZIONE
    Per quanto riguarda l' utilità dei film antisistema, ti basti pensare a come il film su Cucchi abbia toccato uno dei carabinieri coinvolti al punto da portarlo a confessare sbloccando un indagine che non finiva più.

    Mai detto che i film d'inchiesta, o più in generale i film politicamente impegnati, siano inutili. Mai detto né pensato.
    4 anni fa
    Piace a 1 utente
  • Qualcunaltra Member
    CITAZIONE (Brado Malatesta Woragine @ 4/1/2019, 17:29) 
    CITAZIONE
    La meritocrazia americana ha trovato il suo criterio nel denaro, perchè è facile da giudicare, oggettivo, incontestabile. Il tuo prodotto vende=il tuo prodotto vale.
    Anche se si trovassero e standardizzassero dei criteri universali per individuare il valore artistico di una qualunque opera, resterebbe il fatto che chi sceglie di puntare su registi indipendenti, come dici anche tu, lo fa per investimento, se non avesse un ritorno economico non lo farebbe. Ma forse tu alludi ad altro...?

    (Sei molto intelligente, te l'hanno mai detto? Immagino di sì. Ma non ti montare la testa adesso... So che è sconvolgente quando uno sconosciuto su internet ti fa un complimento, ma cerchiamo di mantenerci coi piedi ben piantati per terra.)

    No, hai ragione. Io pensavo, ad esempio, al "sottobosco" artistico (basti pensare al loro straordinario panorama musicale) tipico delle grandi città (mai stato in Usa, comunque, parlo un po' per sentito dire in effetti).
    Ma c'è anche da dire che tutto questo fervore è generato in gran parte, oltre che dalla creatività connaturata all'Uomo - com'è ovvio che sia - dal desiderio individuale di ottenere riconoscimenti e denaro.
    E ciclicamente i produttori (detentori del potere economico nell'ambito dell' "industria dell'arte") vanno a pescare in questo crogiolo di artisti e aspiranti tali, talentuosi o meno, per individuare coloro che più si prestano a generare profitto.
    Quando guardo al sistema americano ho come l'impressione che il talento dei singoli venga inglobato in questa grande macchina.
    Tuttavia, se guardo all'Italia, vedo un paese che da decenni segue fondamentalmente gli stessi deleteri principi degli americani, ma arranca nell'immobilismo e nell'apatia... il che forse, per certi aspetti, è perfino peggio.
    L'ideale, ovviamente, sarebbe seguire un altro modello.

    ("Caro diario,
    Oggi un elefante metafisico molto intelligente, mi ha detto che sono anche io molto intelligente! Ora andrò nel thread a trascrivergli questa pagina così, in tre secondi netti, ci banneranno entrambi o ci subisseranno di insulti o entrambe le cose."
    )

    Sì, il pregio vero del sistema americano è che si nutre incessantemente di ciò che affiora dal sottobosco artistico che menzioni.
    E anche che detto sottobosco ha modo di proliferare, nel senso che molti artisti anche di nicchia riescono a vivere di quello che fanno, e quindi possono continuare a produrre e a migliorare.
    Sull'altro modello, ma sull'economia nell'arte in generale, o meglio, sull'economia del superfluo c'è da tirare in mezzo un sacco di gente che ha scritto cose in un modo meravigliosamente incomprensibile. Su tutti Bataille e la sua "nozione di dispendio" e Klossowski in un libretto che ha anche a che fare molto con le dinamiche del forum. Si chiama "la moneta vivente", ma poi vado tantissimo OT.
    Probabilmente li conosci già, altrimenti dacci un'occhiata.
    4 anni fa
    Piace a 1 utente
  • Zerø Nørvëgicus Member
    Non so esco una attimo dal seminato, ma avevo una visione più generale sulla bluepill nella cinematografia e simili.

    Cioè racconti prima e film vari (la stragrande maggioranza perlomeno) che prevedono sempre i classici situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice, e il protagonista che se anche è un brutto/normaloide sfigatissimo alla fine gli casca in braccio letteralmente la bella perchè si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo" preferendolo alfine al belloccio vanitoso e superbo.

    Probabilmente tutto questo sistema era inteso nel primo caso (situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice) ad instillare una certa speranza e fiducia sul fatto che tutte le cose si sistemino alla fine, mentre per il secondo (la bella che si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo") ad "insegnare" a guardare oltre all'aspetto e alla bellezza esteriore.
    Ma dato che sappiamo tutti che le cose non stanno affatto così (o perlomeno nella grande maggioranza dei casi) tutto questa overdose di bluepill ha creato invece una enorme illusione ed impreparatezza (me lo ha sottolineato come errore ,esiste?) alla vita. Le cose non vanno a finire sempre bene se non ci dai dentro e nessuna fanciulla ti cade letteralmente tra le braccia perchè sei buono. Se sei bello e figo le avrai tutte, se non lo sei dovrai dannarti l'anima per averne una.

    Basta vedere l'enorme disadattamento dei divoratori di Anime e Manga (hikikomori e non) che su queste "illusioni" e sentimentalismi basano pesantemente le loro narrazioni.

    Overdosi sempre più massicce di bluepill nel mondo moderno. O forse sbaglio ed è addirittura whitepill?
    4 anni fa
    Piace a 2 utenti
  • Qualcunaltra Member
    CITAZIONE (Zerø Subhuman Overdrive @ 4/1/2019, 21:50) 
    Non so esco una attimo dal seminato, ma avevo una visione più generale sulla bluepill nella cinematografia e simili.

    Cioè racconti prima e film vari (la stragrande maggioranza perlomeno) che prevedono sempre i classici situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice, e il protagonista che se anche è un brutto/normaloide sfigatissimo alla fine gli casca in braccio letteralmente la bella perchè si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo" preferendolo alfine al belloccio vanitoso e superbo.

    Probabilmente tutto questo sistema era inteso nel primo caso (situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice) ad instillare una certa speranza e fiducia sul fatto che tutte le cose si sistemino alla fine, mentre per il secondo (la bella che si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo") ad "insegnare" a guardare oltre all'aspetto e alla bellezza esteriore.
    Ma dato che sappiamo tutti che le cose non stanno affatto così (o perlomeno nella grande maggioranza dei casi) tutto questa overdose di bluepill ha creato invece una enorme illusione ed impreparatezza (me lo ha sottolineato come errore ,esiste?) alla vita. Le cose non vanno a finire sempre bene se non ci dai dentro e nessuna fanciulla ti cade letteralmente tra le braccia perchè sei buono. Se sei bello e figo le avrai tutte, se non lo sei dovrai dannarti l'anima per averne una.

    Basta vedere l'enorme disadattamento dei divoratori di Anime e Manga (hikikomori e non) che su queste "illusioni" e sentimentalismi basano pesantemente le loro narrazioni.

    Overdosi sempre più massicce di bluepill nel mondo moderno. O forse sbaglio ed è addirittura whitepill?

    Cos'è whitepill ora Zero?!? Quelli che sbattono al muro e lo ringraziano?
    Un film che segue le dinamiche classiche che citi ma secondo me è piuttosto redpill (per gli uomini, perché per le donne è bluepillatissimo) è Bella in rosa, 1985, con l'intramontabile Molly Ringwald.
    Andy, povera ma bella e pure sveglia, vince borsa di studio per andare in una scuola di ricconi e si innamora del Chad meno deficiente sulla piazza: Blane.
    Blane dopo le classiche vicissitudini, prima la invita al ballo della scuola, poi dà retta ai suoi amichetti che gli dicono "ma che fai, quella è una 6.5 ipergamatrice con M e S sotto zero" (testuale dallo script) e ritira l'invito.
    Lei decide di andare lo stesso al ballo col persemprefriendzonato amicodiunavita Duckie.
    Come immaginerai lui la accompagna lì e tutto, Blane la vede tutta infighettata e cede dichiarandole il suo amore.
    E tanti saluti al povero Duckie :(
    4 anni fa
    Piace a 1 utente
  • Zerø Nørvëgicus Member
    CITAZIONE (Qualcunaltra @ 4/1/2019, 22:23) 
    CITAZIONE (Zerø Subhuman Overdrive @ 4/1/2019, 21:50) 
    Non so esco una attimo dal seminato, ma avevo una visione più generale sulla bluepill nella cinematografia e simili.

    Cioè racconti prima e film vari (la stragrande maggioranza perlomeno) che prevedono sempre i classici situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice, e il protagonista che se anche è un brutto/normaloide sfigatissimo alla fine gli casca in braccio letteralmente la bella perchè si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo" preferendolo alfine al belloccio vanitoso e superbo.

    Probabilmente tutto questo sistema era inteso nel primo caso (situazione-felice-iniziale/cambio-situazione-brutta/finale-felice) ad instillare una certa speranza e fiducia sul fatto che tutte le cose si sistemino alla fine, mentre per il secondo (la bella che si è "innamorata della sua sensibilità e bontà d'animo") ad "insegnare" a guardare oltre all'aspetto e alla bellezza esteriore.
    Ma dato che sappiamo tutti che le cose non stanno affatto così (o perlomeno nella grande maggioranza dei casi) tutto questa overdose di bluepill ha creato invece una enorme illusione ed impreparatezza (me lo ha sottolineato come errore ,esiste?) alla vita. Le cose non vanno a finire sempre bene se non ci dai dentro e nessuna fanciulla ti cade letteralmente tra le braccia perchè sei buono. Se sei bello e figo le avrai tutte, se non lo sei dovrai dannarti l'anima per averne una.

    Basta vedere l'enorme disadattamento dei divoratori di Anime e Manga (hikikomori e non) che su queste "illusioni" e sentimentalismi basano pesantemente le loro narrazioni.

    Overdosi sempre più massicce di bluepill nel mondo moderno. O forse sbaglio ed è addirittura whitepill?

    Cos'è whitepill ora Zero?!? Quelli che sbattono al muro e lo ringraziano?
    Un film che segue le dinamiche classiche che citi ma secondo me è piuttosto redpill (per gli uomini, perché per le donne è bluepillatissimo) è Bella in rosa, 1985, con l'intramontabile Molly Ringwald.
    Andy, povera ma bella e pure sveglia, vince borsa di studio per andare in una scuola di ricconi e si innamora del Chad meno deficiente sulla piazza: Blane.
    Blane dopo le classiche vicissitudini, prima la invita al ballo della scuola, poi dà retta ai suoi amichetti che gli dicono "ma che fai, quella è una 6.5 ipergamatrice con M e S sotto zero" (testuale dallo script) e ritira l'invito.
    Lei decide di andare lo stesso al ballo col persemprefriendzonato amicodiunavita Duckie.
    Come immaginerai lui la accompagna lì e tutto, Blane la vede tutta infighettata e cede dichiarandole il suo amore.
    E tanti saluti al povero Duckie :(

    Wow, 'sto film è puro realismo devo vedermelo
    4 anni fa
  • Brado Malatesta Woragine Member
    Zero, Spielbergianamente parlando, il cinema serve a "far dimenticare agli spettatori le loro vite di merda" (parole sue, anche se ha usato termini più diplomatici).

    È quello che ha detto prima l'altro utente: per fare profitto devi vendere sogni, i sogni che la gente vuole sognare. E la gente, spesso, non vuole soffermarsi a pensare a quanto la condizione umana sia folle, o il mondo ingiusto. In fondo è piuttosto normale.

    Il cinema hollywoodiano tuttavia ha portato certe logiche all'estremo; molti film commerciali che propongono situazioni come quelle che citi tu sono una sorta di degenerazione del romanzo di formazione, imbrigliata nella classica struttura in tre atti.
    C'è una semplificazione ed un conformismo estremo: è sufficiente paragonare l'impianto di sceneggiatura di alcune grandi produzioni a caso per rendersi conto di quanta standardizzazione vi sia anche solo nel modo di concepire le storie che questa "industria-fabbrica sogni" poi "proietta" direttamente nei nostri cervelli.

    Il cinema è una forma d'arte, e l'arte dovrebbe occuparsi di descrivere la realtà (in maniera approssimativa, visto che nessuno di noi è in grado nemmeno di concepirla, la realtà), tuttavia è anche piuttosto ipocrita.
    Il cinema commerciale è l'equivalente artistico di un elogio funebre; una catarsi controllata tra menzogne più o meno evidenti.
    In parte è un problema del mezzo in sé, ed in parte del fatto che costa una valanga di quattrini, quindi tendenzialmente non si vuole rischiare di dare alle masse (che come insegna Le Bon sono fondamentalmente infantili ed isteriche) qualcosa che facciano fatica a capire o assimilare.

    Poi, il fatto che renda le persone più "impreparate", più ignoranti, più obnubilate di quanto non siano già di loro è secondo me in parte voluto ed in parte incidentale. Dipende dal contesto.
    Sono discorsi sempre molto pericolosi perché si rischia di cedere alla tentazione di voler vedere un "complotto" anche dove c'è solo la "semplice" perversione umana.

    Politicamente parlando, il cinema è uno strumento nelle mani dei potenti, ma, potremmo dire, in termini più "misticheggianti", che è uno dei mezzi attraverso cui l'Umanità inganna se stessa.

    CITAZIONE
    Sull'altro modello, ma sull'economia nell'arte in generale, o meglio, sull'economia del superfluo c'è da tirare in mezzo un sacco di gente che ha scritto cose in un modo meravigliosamente incomprensibile. Su tutti Bataille e la sua "nozione di dispendio" e Klossowski in un libretto che ha anche a che fare molto con le dinamiche del forum. Si chiama "la moneta vivente", ma poi vado tantissimo OT.
    Probabilmente li conosci già, altrimenti dacci un'occhiata.

    Klossowski lo conoscevo solo di nome (sai no, quando uno ti dice: "conosci quel tale là?" e tu fai finta di conoscerlo per non fare la figura dello scemo?), quindi ovviamente non ho mai letto "La moneta vivente"; rimedio in un battibaleno.
    4 anni fa
    Piace a 1 utente
  • ThEtRuThSeEkEr Member
    [QUOTE=Brado Malatesta Woragine,4/1/2019, 17:29 ?t=76293521&st=15#entry627814129]
    CITAZIONE
    Mai detto che i film d'inchiesta, o più in generale i film politicamente impegnati, siano inutili. Mai detto né pensato.

    Ecco questo è un esempio perfetto dell' escatologismo dei tuoi commenti, qui te ne esci dicendo che non hai mai detto che i film d' inchiesta siano inutili mentre nel post precedente hai scritto

    "Cioè, quale? Tu citi degli esempi di film "politicamente impegnati", o film d'inchiesta. Negli anni '60-'70 l'Italia ne ha prodotti a dozzine di film così, ed alcuni di ottima fattura. Ti pare che la situazione sia migliorata? O che il nostro sia diventato un paese più democratico o più giusto grazie a questi film?
    È proprio l'espressione "anti-sistema" che contesto, perché suggerisce che un film o una serie di film possano effettivamente, se presi singolarmente, innescare un qualche genere di cambiamento."


    Carissimo, troppo comoda dire prima che Hollywood è controllata dalla Cia e dopo che uno ti porta decadi di fatti contrari a questa affermazione dire "sei ammerigano", il mio post dimostra casomai che l' idea di un Hollywood completamente asservita ai servizi non ha senso perché i film contro i poteri forti si sono sempre fatti e si faranno sempre, se sapevo che mi sarebbe arrivata una risposta cosi qualunquista mi risparmiavo volentieri di formulare una risposta dettagliata.


    La parte sugli americani che sarebbero i più stupidi e manipolabili del pianeta poi la prendo come una boutade perché a parte che il loro paese è animato da movimenti pacifisti e per i diritti civili che da sempre rappresentano il nucleo pulsante dell' evoluzione della società, se come sostieni l' industria dell' intrattenimento fa i film di denuncia solo perché vendono significa che loro vogliono informarsi e non si accontentano delle narrazzioni generaliste.

    Poi il paragone degli Usa con la Germania nazista in un periodo in cui Hollywood sforna commedie romantiche e pannettoni horror mentre sulla tv di stato russa la ministra della difesa spiega pacatamente come il Cremlino ha lanciato una guerra ibrida di disinformazione contro l' Occidente con fabbriche di troll,bots, notizie false, il revancismo del neofascismo e la promozione di tensioni razziali fa un po sorridere.

    Il discorso sullo Yemen non centrava perché si parlava di cinema, il mondo dell' informazione è tutt' altra cosa,
    Il New york time e il Washington post scrivono di continuo sulla guerra in Yemen e con l' eccezione di Fox news la critica delle reti americane contro il principe saudita è così forte da avere un peso sostanziale sulla politica estera nel golfo, non è una coincidenza che diverse superpotenze si siano già attrezzate per colmare il vuoto lasciato dallo strappo di certe relazioni che si è venuto a creare.

    In conclusione tornando al discorso Cinema io nei primi anni del 2000 partecipai a diversi cortometraggi sia come sceneggiatore che come attore (un giorno magari quando trovo il coraggio posto uno spezzone x farvi spaccare dal ridere per il disagio) e vi assicuro che oggi anche a livello amatoriale hanno a disposizione dei mezzi di ripresa, effettistica, frazionamento narrativo e persino di tecnica recitativa che noi ce la sognavamo, la vera differenza tra ieri e oggi non è nella qualità dei contenuti o delle storie, ma nel fatto che con il moltiplicarsi di piattaforme mediatiche a basso costo con i quali godersi i film a casa e la velocità di distribuzione dei prodotti digitali ormai non si ha più il tempo di gustarseli i film, di rimuginarci sopra, riguardarseli e poi immedesimarsi in essi per farli diventare parte della propria vita, più che cambiare il modo di fare film, deve cambiare il modo in cui li guardiamo.
    4 anni fa
  • Brado Malatesta Woragine Member
    Truth: non rispondo.
    Mi hai attribuito troppe cose che non ho detto, e, soprattutto, per scorrettezza, limiti tuoi, o limiti miei, non capisci o fingi di non capire le sfumature insite nei ragionamenti che faccio.
    Quindi visto che non mi va di cominciare un discorso accusando uno di non capire quello che legge, e visto che non ho l'arroganza di pensare di dire cose particolarmente intelligenti o espresse in maniera che risulti il più possibile chiara, la chiudo qui.
    4 anni fa
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