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Niente, hanno usato la fibra di carbonio, oltre al titanio. Sti materiali moderni se li spingi al limite sono un terno al lotto, devi ragionare in termini microscopici, cioè probabilistici... Mah. Cameron ha fatto un'immersione nella fossa delle marianne ed è andata bene, quindi è proprio una mancanza nell'esecuzione del batiscafo, nella progettazione o nella manutenzione. Questo è quello che ha scritto il regista Cameron (che non so come abbia tutte queste conoscenze ingegneristiche) "Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, di filamento avvolto, di scafo cilindrico. Ho pensato che fosse un’idea orribile. Avrei voluto parlare, ma ho pensato che qualcuno sarebbe stato più intelligente di me perché non avevo mai sperimentato quella tecnologia». Ma in apparenza suonava male perché realizziamo fori di pressione in materiale contiguo all’acciaio, titanio, ceramica, acrilico. Così lo si può modellare. Si può fare un’analisi degli elementi finiti. E capisci le proprietà della resa. Capisci il numero di serie che può richiedere. Ma non puoi farlo con un materiale composito perché sono due materiali diversi legati insieme. E quindi sapevamo tutti che il pericolo era la delaminazione e il cedimento progressivo nel tempo con microscopiche infiltrazioni d’acqua e affaticamento, quello che chiamano affaticamento meccanico. E sapevamo che se il sottomarino avesse superato il test di pressione, non avrebbe fallito alla prima immersione. Potrebbe fallire all’immersione sette, o non so a quale siano, ma fallirà nel tempo, il che è insidioso. Non lo ottieni con l’acciaio o con il titanio. Ora c’è un relitto accanto all’altro per lo stesso dannato motivo». |
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Questo è quello che ha scritto il regista Cameron (che non so come abbia tutte queste conoscenze ingegneristiche) "Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, ......o dannato motivo». Ti giuro su mia mamma che questo non sapevo che l'avesse detto, incredibile. Sembra di sentir parlare un mio prof del poli... Questo modo di pensare comunque è la normalità in facoltà ingegneristiche, al poli di milano ragionano in questa maniera. |
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Niente, hanno usato la fibra di carbonio, oltre al titanio. Sti materiali moderni se li spingi al limite sono un terno al lotto, devi ragionare in termini microscopici, cioè probabilistici... Mah. Cameron ha fatto un'immersione nella fossa delle marianne ed è andata bene, quindi è proprio una mancanza nell'esecuzione del batiscafo, nella progettazione o nella manutenzione. Questo è quello che ha scritto il regista Cameron (che non so come abbia tutte queste conoscenze ingegneristiche) "Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, di filamento avvolto, di scafo cilindrico. Ho pensato che fosse un’idea orribile. Avrei voluto parlare, ma ho pensato che qualcuno sarebbe stato più intelligente di me perché non avevo mai sperimentato quella tecnologia». Ma in apparenza suonava male perché realizziamo fori di pressione in materiale contiguo all’acciaio, titanio, ceramica, acrilico. Così lo si può modellare. Si può fare un’analisi degli elementi finiti. E capisci le proprietà della resa. Capisci il numero di serie che può richiedere. Ma non puoi farlo con un materiale composito perché sono due materiali diversi legati insieme. E quindi sapevamo tutti che il pericolo era la delaminazione e il cedimento progressivo nel tempo con microscopiche infiltrazioni d’acqua e affaticamento, quello che chiamano affaticamento meccanico. E sapevamo che se il sottomarino avesse superato il test di pressione, non avrebbe fallito alla prima immersione. Potrebbe fallire all’immersione sette, o non so a quale siano, ma fallirà nel tempo, il che è insidioso. Non lo ottieni con l’acciaio o con il titanio. Ora c’è un relitto accanto all’altro per lo stesso dannato motivo». In parole povere il materiale di cui era fatto il sottomarino mancava di resilienza (la capacità di sopportare uno sforzo ripetuto nel tempo)? |
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Questo è quello che ha scritto il regista Cameron (che non so come abbia tutte queste conoscenze ingegneristiche) "Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, di filamento avvolto, di scafo cilindrico. Ho pensato che fosse un’idea orribile. Avrei voluto parlare, ma ho pensato che qualcuno sarebbe stato più intelligente di me perché non avevo mai sperimentato quella tecnologia». Ma in apparenza suonava male perché realizziamo fori di pressione in materiale contiguo all’acciaio, titanio, ceramica, acrilico. Così lo si può modellare. Si può fare un’analisi degli elementi finiti. E capisci le proprietà della resa. Capisci il numero di serie che può richiedere. Ma non puoi farlo con un materiale composito perché sono due materiali diversi legati insieme. E quindi sapevamo tutti che il pericolo era la delaminazione e il cedimento progressivo nel tempo con microscopiche infiltrazioni d’acqua e affaticamento, quello che chiamano affaticamento meccanico. E sapevamo che se il sottomarino avesse superato il test di pressione, non avrebbe fallito alla prima immersione. Potrebbe fallire all’immersione sette, o non so a quale siano, ma fallirà nel tempo, il che è insidioso. Non lo ottieni con l’acciaio o con il titanio. Ora c’è un relitto accanto all’altro per lo stesso dannato motivo». In parole povere il materiale di cui era fatto il sottomarino mancava di resilienza (la capacità di sopportare uno sforzo ripetuto nel tempo)? No, la resilienza (oltre che la parola usata più a sproposito degli ultimi anni) è la capacità di resistere a un urto Quello che mancava è la resistenza a fatica, cioè a sollecitazioni periodiche anche teoricamente tollerabili singolarmente ma che non lo sono più se ripetute del tempo |
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In parole povere il materiale di cui era fatto il sottomarino mancava di resilienza (la capacità di sopportare uno sforzo ripetuto nel tempo)? No, la resilienza (oltre che la parola usata più a sproposito degli ultimi anni) è la capacità di resistere a un urto Quello che mancava è la resistenza a fatica, cioè a sollecitazioni periodiche anche teoricamente tollerabili singolarmente ma che non lo sono più se ripetute del tempo Nel corsi che facevo mi hanno fatto una capa tanta con sta fatica a cui sono sottoposti i materiali...fatica qua fatica là...era sempre tutto abbastanza empirico ma è da mo' che il problema è noto, direi almeno 100 anni. |
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Questo è quello che ha scritto il regista Cameron (che non so come abbia tutte queste conoscenze ingegneristiche) "Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, di filamento avvolto, di scafo cilindrico. Ho pensato che fosse un’idea orribile. Avrei voluto parlare, ma ho pensato che qualcuno sarebbe stato più intelligente di me perché non avevo mai sperimentato quella tecnologia». Ma in apparenza suonava male perché realizziamo fori di pressione in materiale contiguo all’acciaio, titanio, ceramica, acrilico. Così lo si può modellare. Si può fare un’analisi degli elementi finiti. E capisci le proprietà della resa. Capisci il numero di serie che può richiedere. Ma non puoi farlo con un materiale composito perché sono due materiali diversi legati insieme. E quindi sapevamo tutti che il pericolo era la delaminazione e il cedimento progressivo nel tempo con microscopiche infiltrazioni d’acqua e affaticamento, quello che chiamano affaticamento meccanico. E sapevamo che se il sottomarino avesse superato il test di pressione, non avrebbe fallito alla prima immersione. Potrebbe fallire all’immersione sette, o non so a quale siano, ma fallirà nel tempo, il che è insidioso. Non lo ottieni con l’acciaio o con il titanio. Ora c’è un relitto accanto all’altro per lo stesso dannato motivo». In parole povere il materiale di cui era fatto il sottomarino mancava di resilienza (la capacità di sopportare uno sforzo ripetuto nel tempo)? non è detto, con 4000 tonnellate per metro quadrato il problema potrebbe essere anche altro es. saldature, giunture, l'oblò che ha ceduto ecc. comunque la forma di questo coso , proprio come era fatto non mi convince per niente: uno non costruisce un affare vuoto all'interno in quel modo, invece dovrebbe usare dei rinforzi, delle centine ecc. è proprio una stronzata come era fatto, tipo bombola del gas, che però tendeva ad essere compressa dalla pressione, quindi sarà bastato un piccolo problema a causare l'incidente appena la pressione ha schiacciato un minimo più di quello che poteva reggere una idiozia come era progettato, con materiale composito pure, cioè gli fai la prua di titanio col vetro e poi dietro usi una cosa diversa ?? questi materiali hanno coefficienti molto diversi e quindi qualche parte si comprime più di altre, è ovvio che una cagata del genere poi implode, almeno se usi il titanio lo usi ovunque a parte l'oblò, ma evidentemente questi pezzenti hanno risparmiato e poi il titanio è difficile da lavorare e da saldare... inoltre era guidato con un joypad da 30 euro e non disponeva di un sistema di navigazione, ma riceveva messaggi di testo dalla nave appoggio... una cosa veramente ridicola nel 2023, segno lampante che era fatto a risparmio pure su cose essenziali sta roba servono tanti soldi e industria militare, se la fa un privato, a meno che non sia un elon musk è roba da starci alla larga... Edited by Vomitorio - 23/6/2023, 15:32 |
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No, la resilienza (oltre che la parola usata più a sproposito degli ultimi anni) è la capacità di resistere a un urto Quello che mancava è la resistenza a fatica, cioè a sollecitazioni periodiche anche teoricamente tollerabili singolarmente ma che non lo sono più se ripetute del tempo Nel corsi che facevo mi hanno fatto una capa tanta con sta fatica a cui sono sottoposti i materiali...fatica qua fatica là...era sempre tutto abbastanza empirico ma è da mo' che il problema è noto, direi almeno 100 anni. E fanno bene a insistere perché sono le rotture più subdole e potenziamente disastrose, proprio perché non danno segno fino a che non è troppo tardi Comunque credo che i primi studi seri siano stati fatti negli anni 40/50, quando si cominciò a usare l'alluminio per le strutture degli aerei e i primi inspiegabilmente dopo un po' cadevano come sassi |
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Nel corsi che facevo mi hanno fatto una capa tanta con sta fatica a cui sono sottoposti i materiali...fatica qua fatica là...era sempre tutto abbastanza empirico ma è da mo' che il problema è noto, direi almeno 100 anni. E fanno bene a insistere perché sono le rotture più subdole e potenziamente disastrose, proprio perché non danno segno fino a che non è troppo tardi Comunque credo che i primi studi seri siano stati fatti negli anni 40/50, quando si cominciò a usare l'alluminio per le strutture degli aerei e i primi inspiegabilmente dopo un po' cadevano come sassi inspiegabilmente... un cazzo, cadevano perché le crepe le rinforzavano con pezzi di alluminio rivettati ma è chiaro che non puoi tenere l'ala di un aereo con una 'pezza' rivettata, la stessa cosa succede con l'acciaio comunque, tipo gli attacchi dove sono appesi i motori degli aerei, che ad ogni atterraggio a causa delle oscillazioni dovute al peso del motore stressano le crepe e le allargano, poco alla volta, finché non si rompono tutta sta roba, ali, attacchi ecc. andrebbe sostituita ogni x cicli di decollo/atterraggio ma , dato che ovviamente tenere a terra un aereo, smontarlo quasi completamente per togliere i motori, sostituire le parti e rimontarlo costa tantissimo, le compagnie fingono che il problema non ci sia, fanno qualche ispezione visuale all'acqua di rose e quando l'aereo invecchia troppo lo vendono ad altri e ne comprano uno nuovo... chi si compra il catorcio poi o lo revisiona ecc. (di solito non avviene perché li comprano apposta usurati per spendere poco) oppure lo fa volare per servizi cargo ecc. finché non cade a pezzi |
| La fatica fu "scoperta" da Farbairn nei primi dell' 800 vedendo gli assali ferroviari rompersi sul raccordo di giunzione tra asse-rotaia, ma gli studi seri vennero fatti da Wholer nei primi del 900 mi sembra, quello che poi inventò le curve di Wholer che si usano in progettazione. |
| Il forum degli Ingengeri del Poli |
| Come siete esperti... Non capisco molto però interessante |
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E fanno bene a insistere perché sono le rotture più subdole e potenziamente disastrose, proprio perché non danno segno fino a che non è troppo tardi Comunque credo che i primi studi seri siano stati fatti negli anni 40/50, quando si cominciò a usare l'alluminio per le strutture degli aerei e i primi inspiegabilmente dopo un po' cadevano come sassi inspiegabilmente... un cazzo, cadevano perché le crepe le rinforzavano con pezzi di alluminio rivettati ma è chiaro che non puoi tenere l'ala di un aereo con una 'pezza' rivettata, la stessa cosa succede con l'acciaio comunque, tipo gli attacchi dove sono appesi i motori degli aerei, che ad ogni atterraggio a causa delle oscillazioni dovute al peso del motore stressano le crepe e le allargano, poco alla volta, finché non si rompono tutta sta roba, ali, attacchi ecc. andrebbe sostituita ogni x cicli di decollo/atterraggio ma , dato che ovviamente tenere a terra un aereo, smontarlo quasi completamente per togliere i motori, sostituire le parti e rimontarlo costa tantissimo, le compagnie fingono che il problema non ci sia, fanno qualche ispezione visuale all'acqua di rose e quando l'aereo invecchia troppo lo vendono ad altri e ne comprano uno nuovo... chi si compra il catorcio poi o lo revisiona ecc. (di solito non avviene perché li comprano apposta usurati per spendere poco) oppure lo fa volare per servizi cargo ecc. finché non cade a pezzi Interessante la storia dei pezzi di alluminio, io sapevo che la rottura di alcuni aerei era dovuta ai finestrini all epoca quadrati dove negli spigoli avevi concentrazione di sforzi... Infatti poi sono stati sostituiti da quelli rotondi come li vediamo oggi |